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venerdì 2 dicembre 2011

Sospesa (88 di 365)



In questi ultimi giorni ho vissuto sospesa. Sospesa, nell’attesa che oggi arrivasse, mi travolgesse e passasse via, per i prossimi 365 giorni.
Quest’anno ho iniziato per tempo a prepararmi a vivere oggi. Ho sospeso qualsiasi altra attività; non ho neanche partecipato allo swap di Natale, organizzato dalle amiche del forum; ho persino rimandato la stesura della seconda parte del viaggio per il compleanno di Francesco.

sabato 5 novembre 2011

Tutti giù per terra (84 di 365)


Un appuntamento solo rimandato!!


Adesso vi spiego per benino come rovinarsi un bel week end lungo e anche qualcosa di più.

Per prima cosa occorre guardarsi allo specchio e gioire dei risultati ormai visibili di una dieta ferrea (ferrea?) seguita per mesi. Attendere qualche minuto fino a ché non si sia sicuri di essere stati colpiti dal senso della vanità.
Recatevi in camera da letto e prendete dall’armadio quel vestito, quello con cui sembravate sempre in procinto di partorire, anche dopo tre anni dall’ultimo lietoevento e che, invece, solo due giorni prima vi ha procurato millemila gridolini di ammirazione e approvazione da parte di altrettante millemila amichemamme, nel cortile della scuola. Abbinate a cotal vestito un bel paio di stivali neri con tacco 3 o 4 cm.

lunedì 12 settembre 2011

L’Estate felice (71 di 365)

E’ ufficiale: oggi devo chiudere, una volta per tutte, negli archivi del cuore questa meravigliosa, lunga, intensa, parentesi estiva.

L’ho più volte definita la mia estate felice. E come potrei chiamarla diversamente?

La pace dei miei cucuzzoli; le millemila tonalità di verde del mio prato; il colore dei miei fiori; il profumo della legna che arde nel mio barbecue.

mercoledì 6 luglio 2011

CaT 2011 Sogni e Desideri: Me la merito la felicità perché... (68 di 365)

Lunedì è iniziata la Caccia al Tesoro di Mammafelice “Sogni e Desideri”.

Quest’anno ho aderito con entusiasmo e convinzione perché non erano previste prove di abilità… manuale. Ma avrei dovuto aspettarmi una CaT altamente impegnativa… Ormai Barbara la dovrei conoscere!!

La prima tappa recita così: “ditemi quali sono i vostri talenti, le vostre qualità. Ditemi perché vi meritate di essere felici. Ricordate a voi stesse chi siete, e perché siete importanti, e perché vi piacete. Rispondete alla frase: Me la merito, la felicità, perché…”

Robetta da niente, insomma…

giovedì 30 giugno 2011

E poi succede… (62 di 365)

Il "mio" netbook! - Anche se l'immagine è presa dalla rete


E poi succede che un giorno, quando hai finito di preparare la valigia al tuo figliolo che è, inevitabilmente, diventato grande e sta per partire per una vacanza “da grande”, stramazzi sul divano boccheggiante e sciolta dal gran caldo (ma il condizionatore, no? No, perché noi siamo amici dell’ambiente, anche se qualche volta ci litighiamo, con l’ambiente, e allora prima di fare “mannaggia al diavoletto”, ci spariamo un 23° a piene ventole!), e accendi il computer.

E poi succede che tra i varimila messaggi (ché qui ti messaggiano tutti, tra e-mail, messaggi sui forum, messaggi su facebook, ora anche twitter) ne trovi uno, uno di quelli che non ti aspetteresti mai. Uno di quelli che fa lievitare la tua autostima, che manco la pasta madre!

E poi succede che con nonchalance accetti la proposta sperando, un attimo dopo, di non fare figure cacine, dicendo un quantità industriale di banalità.

E poi succede che ti arriva una seconda mail, anzi quella ufficiale, e tu inizi a scrivere, scrivere, scrivere… poi ti ricordi che nel messaggio precedente era stato utilizzato l’aggettivo superlativo brevissima, e allora inizi a cancellare, cancellare, cancellare.

E poi succede che finalmente il tuo contributo è pronto, e ti dicono perfino che va bene e che la mia intervista sarà on line mercoledì.


Ci racconti qualcosa di te? (nome, città, numero figli ed età, lavoro...)
Mi chiamo Chiara, ho 38 anni, sono nata e vivo tuttora a Roma, anche se uno dei  miei più grandi sogni nel cassetto è trasferirmi in una realtà più a misura d’uomo, di bambino… di famiglia, insomma. Ho tre figli, due maschietti e una femminuccia di 9, 7 e 3 anni.
Dopo aver lavorato per 15 anni in una grande azienda di telefonia, ho avuto la fortuna di poter lasciare un lavoro che non mi apparteneva più e un’azienda nella quale non mi riconoscevo più.

Come nasce il tuo blog? Quali argomenti tratti maggiormente (all'interno dell'ampia sfera mamme/figli)?
Tra i miei “progetti nel cassetto” c’era quello di dar voce ai miei pensieri, alle mie idee, ai miei “esperimenti di vita”. Per questo ho deciso di aprire un blog. Per raccontarmi e raccontare. Non è un blog sulla maternità e per la maternità. Però è naturale, che essendo mamma di 3 figli, la sfera mamme ha una parte dominante nella mia vita.
Non tratto argomenti specifici. Racconto il mio essere mamma a partire dalla nostra quotidianità. Ogni momento vissuto dai miei figli, o con i miei figli, sono per me spunto di riflessione, per guardarmi e guardarci dentro.

Da mamma quale è il tuo rapporto con la tv? Ti capita spesso di parlare di questo argomento con amiche?
La TV ce l’abbiamo, ci piace, la guardiamo ma non mi capita di parlarne con le amiche. Magari mi ritrovo a commentare “in diretta” (ovvero su FB) qualche trasmissione, ma non è un’abitudine. Più che altro è un gioco, uno svago. Un momento light da trascorrere con le amiche.

Conosci la trama dei cartoni animati seguiti dai tuoi figli? Se vanno in onda alcune serie legate alla tua infanzia, ti siedi con loro a guardarli divertita?
In linea di massima conosco le trame dei cartoni preferiti dai miei figli e, se trasmettono qualche cartone col quale sono cresciuta, lo guardo con nostalgia. Uno dei cartoni “dell’epoca mia” che rivedrei volentieri, ma finora non mi è mai capitato, è Candy Candy.

Hai mai contattato la redazione di programmi che ritenevi particolarmente interessanti oppure che volevi criticare apertamente?
No. Solo una volta, di recente, ho contattato la redazione di un programma in onda su sky, uno di quelli che ti entra in casa e ti rivoluziona l’habitat (si possono fare nomi?), per “far partecipare” i miei figli, ma la casella risultava chiusa per eccesso di domande di partecipazione.
Questo episodio mi ha lasciata un po’ amareggiata (sarebbe stato meglio ricevere il tradizionale “le faremo sapere”), ma i miei figli già non ci pensano più, quindi tutto sommato, non è stata una grande delusione.

Hai mai criticato un programma per bambini nel tuo blog? Hai mai provato a contattare la redazione di quel programma o di altri più interessanti?
Non ho mai criticato programmi televisivi sul mio blog. Ma come si dice? Mai dire mai…

Qual è il tuo rapporto con il web?
Ormai sono una web addicted! Scherzi a parte. Soprattutto da quando ho “cambiato professione”, ho anche cambiato modo di guardare al web. Prima ero sicuramente molto diffidente. Adesso mi sono resa conto che, usato correttamente, è senz’altro uno stupefacente mezzo di comunicazione, di aggregazione e di condivisione.

Cosa pensi del progetti di Dimmimamma? Ritieni utile il colloquio tra mamme e chi lavora per una tv a misura di bambino?
Il colloquio e l’ascolto, sono fondamentali in ogni settore. In quello smisurato della maternità, secondo me, lo è ancora di più. E il contatto tra mamme e la TV per bambini ci vuole proprio! Perché, volenti o nolenti, i bambini la TV la guardano.

Hai stretto amicizie online con altre mamme?
Ho moltissime amiche virtuali che, incidentalmente, sono anche mamme J

Credi che la rete delle mamme blogger sia importante per chi le legge? Che la condivisione di idee e pareri online possa far crescere nell'esperienza di mamma?
Mi sono resa conto che quella delle mamme blogger sia una community molto forte. In un post di febbraio avevo proprio detto che “Una delle cose che trovo più belle e romantiche del web è la circolazione delle idee, la diffusione delle informazioni, la condivisione delle esperienze” 

Ultima ma non meno "basilare": qual è il tuo personaggio preferito di Boomerang?

Quelli che ho amato nella mia infanzia: I Flinstones, le Corse Pazze e Top Cat. 

martedì 28 giugno 2011

Changing is in the air (58 di 365)

Non riesco a liberarmi delle cose.

Ogni oggetto presente in casa nostra è legato ad un evento, un ricordo, un momento particolare.
Tutto potrebbe servire, un giorno. E in attesa che arrivi quel giorno, finisco per accumulare di tutto e di più.

E no.
Non si può.
Ora basta.

Per questo ieri ho organizzato, in quattro e quattr’otto, una spedizione punitiva da Ikea, con figli al seguito (quelli rimasti a Roma) e l’amica, quella cui non mette pensiero saltare in macchina con i suoi marmocchi, e farsi quei 20 km per raggiungere la meta abituale dei nostri rendez-vous!
Sono tornata a casa con un bottino di una quindicina di scatole, quelle bianche che, solo a vederle, ti danno una sensazione di pace e benessere e, soprattutto, ordine.

Salutando la mia amica ho detto “tutto ciò che non entra in queste scatole, uscirà per sempre da casa mia e dalla mia vita”. E questa è un delle frasi più sfidanti che io abbia mai pronunciato. Potrei riuscire nell’impresa che mia mamma, porella, ha tentato millemila volte di farmi compiere, fallendo miseramente: liberarmi materialmente degli oggetti per esaltarne il ricordo nello spirito.

Ce la posso fare. Lo so. Ormai è deciso… because change happens.

Naturalmente, già che c’ero ho preso anche qualche cornice, due copri piumini con le macchinine (chissà per chi?) e una padella, una griglia per la precisione.

sabato 26 marzo 2011

Gira gira son tornata al “giro di DO” (42 di 365)

Questa è una cosa che non mi sarei mai e poi mai aspettata.

Ero sicura di aver archiviato “per sempre” la mia antica passione. Quasi quasi non ricordavo neanche più di esserne capace. Poi, un giorno all’improvviso, il figlio che risponde al nome di Francesco, ha ripetutamente, insistentemente, ossessivamente, chiesto di poter avere una chitarra.

Così, per gioco, giusto per provare, per iniziare, da Imaginarium abbiamo acquistato una chitarra classica in miniatura e, contemporaneamente, abbiamo risvegliato dal letargo, ovvero riammettere in casa dalla cantina, la mia vecchia Eko.

Il prossimo passo sarà rimettere in uso la Fender acustica. Il primo acquisto fatto con i miei risparmi, visto che non permisi a nessuno di regalarmela. Fida compagna di mille avventure, mi accompagnasti nelle tre vacanze londinesi; mia unica fonte di distrazione durante la preparazione dell’esame di Maturità e, insieme al “Piccolo Diavolo”, mi aiutasti a diplomarmi con onore! Venisti con me nella stagione estiva all’Happy Camping Village di Marina di Camerota.
Ogni sera passavo orgogliosa in rassegna i calli alle dita della mano sinistra e tu mai una defaillance, mai un tradimento, mai una corda saltata. Ma allora, come ci sei finita in cantina tutta imballata nel pluriball?

Che gioia vedere gli occhi dei miei bimbi correre da una posizione all’altra, cercando di memorizzare la posizione delle dita per eseguire un Do, poi il Lam, il Rem e il Sol7, in sequenza… bè più o meno in sequenza.

Mi sono ritrovata ad insegnare ai miei figli il giro di DO, come mia madre fece con me 23 anni fa… quando si dice the Circle of Life!

martedì 22 marzo 2011

Comunicazioni di Servizio (38 di 365)

Santo cielo che giornate! Intense, intensissime. In questo periodo più che mai avrei bisogno di una decina di ore in più al giorno.
Ma non me le danno.

E alla sera, il mio momento preferito per scrivere, quando le idee maturate in tutto l’arco della giornata arrivano in fila indiana e, ordinatamente, si distendono sul foglio bianco in frasi di senso compiuto, la stanchezza prende invece il sopravvento, e tutti i pensieri restano intrappolati tra la mia mente e le dita.

Mi auguro che l’imminente primavera (primavè, vero che immini??) mi porti una nuova dose di energia, perché qui abbiamo finito anche le riserve!

lunedì 14 marzo 2011

12 MARZO - Appauri a me (37 di 365)


Ormai è un rituale che si ripete, sempre uguale a se stesso e, come fossi spettatrice impotente della mia vita, non riesco ad impedire che un velo di tristezza preceda il giorno del mio compleanno che invece, questa volta, è stato a dir poco superlativo..

Nonostante fosse il mio giorno; nonostante fosse sabato, mi sono svegliata alle 7.30… Forse perché mi sono trovata letteralmente schiacciata dai 2/3 della mia prole? Forse…

Con un pizzico di euforia mi sono alzata e ho raggiunto mio marito, già intento con i preparativi per la colazione. Che bello fare la colazione tutti insieme intorno al tavolo e “Appauri a mamma” cantata a ripetizione.

Ma quest’anno non ho festeggiato solo all’insegna della famiglia, ma anche dell’amicizia visto che, direttamente da Montefiascone e da Guidonia sono arrivate Bianca e Francesca, le mie amiche del forum, per passare la giornata con me! E non trovo le parole per esprimere la gioia e la carica che mi hanno dato.

Peccato non abbiano potuto essere dei nostri anche Silvia e Michela!! Ma, nonostante fossimo solo 11, siamo riusciti a metter su una chiassosissima e coloratissima tavolata. E, a proposito di tavolata, come possiamo non rievocare il risotto con “gamberi e radicchio”?

E poi c’è stata la torta.

E la torta merita una menzione a parte.

Iniziamo col dire che LA torta è il Millefoglie. Puntualizziamo poi, che IL Millefoglie è quello della Pasticceria Marinari.

Qui lo dico, lo dichiaro e lo sottoscrivo: il mio obiettivo per questo 2011 (e per gli anni e le generazioni future) è abolire le candeline a forma di numero e, peggio ancora, i numeretti di plastica con inglobato il buchetto per una sola, sfigatissima candelina.

Venerdì sera mi sono ritrovata seduta al tavolo delle trattative con mio marito il quale, manco a dirlo, era pro numeretti, e sono riuscita a spuntare le candeline vere sulla torta per i prossimi due anni… Ho due anni di tempo per far sprofondare il mercato dei numerini di cera ai minimi storici. Se mi aiutate, sicuramente, ce la posso fare!

Al momento di servire la torta, un ignaro cameriere ha azzardato conficcare sul MIO millefoglie una solitaria, triste, abbandonata candelina rosa.

Voi non avete avuto il privilegio di scorgere il terrore negli occhi di mio marito e il conseguente scatto felino per intercettare il cameriere, prima che questi offrisse la torta al mio sguardo.
“NO! NO! Mia moglie non vuole UNA candelina, le vuole TUTTE!!”
“Tutteeeeee?!?? ! Ma nooo… come si fa???”

Ma come “Come si fa???”. Mio marito, validamente aiutato, ha realizzato un capolavoro dell’arte ceratoria!

Ahimé, 4 ore sono volate come un soffio di vento, ed è venuto il momento di salutarci con la promessa, però, di riorganizzare un nuovo incontro quanto prima.

Per concludere la serata, Francesco mi ha chiesto di fare io il suo test sull’età cerebrale perché “mamm,a io non voglio avere 80 anni!!”…. Se non è barare questo!
Ad ogni modo, felice per la giornata appena trascorsa, lo ho voluto accontentare. Mi sono sottoposta al test sull’età cerebrale per ottenere quale responso?
LA TUA ETA’ CEREBRALE E’: 38 ANNI

Che dire? Ormai è ufficiale… lo dice anche il NIndendo DS…

giovedì 3 febbraio 2011

Attesa (19 di 365)


Sono in partenza. 
E ci sono grandi aspettative per questo piccolo viaggio. Ma tutto è ancora avvolto nella nube della sorpresa e delle aspettative. E la mia vena creativa, bramosa di descrivere sensazioni e ed emozioni, è come paralizzata in attesa che gli eventi si svolgano, ora dopo ora, così come sono stati programmati. Fortuna che di programmato ci sia ben poco, perché a me piace da matti l’effetto sorpresa.

Quando ero ragazzina, in occasione di un evento, l’attesa mi era insopportabile. 
Crescendo, ho imparato ad ingannare l’attesa dormendo, per far passare più in fretta il tempo. Diventando adulta ho imparato a nascondere la mia impazienza, il mio non star più nella pelle. 

A volte penso che sia un po’ una fregatura questa storia dell’età adulta…    

… (18 di 365)


Sono arrabbiata. E quando sono arrabbiata la mia vena creativa subisce, inesorabilmente, un’inflessione.

giovedì 20 gennaio 2011

Ricordi (12 di 365)


Ieri mattina, dopo un incontro di lavoro, dal momento che ero in zona sono andata a trovare le mie ex colleghe e, già che c’ero, mi sono fermata a pranzo con loro.


Detta così, sembra che sia stata una decisione improvvisa, casuale ed estemporanea? Invece era tutto programmato e pianificato già da qualche giorno.


Ogni volta che imbocco quella traversa sull’Aurelia, e il grande edificio mi appare in tutta la sua imponenza, ancora mi sale una lieve emozione e mi sento una piccola stretta al cuore.

Non lo nego, avverto anche una punta di soddisfazione e una sorta di “rivalsa” ma, anche se nello spazio di un attimo, fa capolino la nostalgia. 
Non tanto per il lavoro che, tutto sommato non rivorrei indietro, quanto nostalgia delle persone; nostalgia del “fare gruppo” contro i mulini a vento; nostalgia delle chiacchiere e delle risate, anche se a volte amare.

Non potrei in nessun modo pensare di tornare indietro. Amo troppo questa nuova vita che mi è stato concesso di vivere. Neanche per un attimo mi ha sfiorato il sentimento del pentimento.

Però si, di loro spesso sento la mancanza e sarà forse questo il motivo per cui, di tanto in tanto, ogni scusa è per andare “lassù”, anche se in mensa non trovo né filetti in crosta né flan di cavolfiore.

giovedì 13 gennaio 2011

Riflessa in uno specchio (8 di 365)


Fin dai tempi dell’infanzia, mi è stato sempre detto che io fossi la fotocopia fotocopiata di mio padre. Ma negli ultimi tempi, guardandomi allo specchio, vedo riflessa l’immagine di mia madre. Nei tratti somatici, nelle espressioni del viso, nei movimenti e nei gesti.

La cosa buffa però è che io 38 anni non me li sento (forse perché ancora non li ho?) però, non so come dire… per me, mia mamma a 38 anni era… era… “grande” e “seria”. Donna con la testa sulle spalle e di grande responsabilità alla quale, però, non ho mai riconosciuto una vita autonoma, “senza di me”. 
Non mi sono mai chiesta cosa facesse quando non fosse con me. 
Fondamentalmente era impossibile che facesse qualcosa quando non fosse con me.

E come spesso succede, di questa cosa ho iniziato a rendermene conto quando mi sono trovata “al suo posto”, nello specifico pochi giorni fa.

Avevo appena accompagnato i bambini a scuola, uno dei rarissimi giorni in cui non l’ha fatto mio marito e, tornando a casa, mi è venuto in mente che i miei figli avrebbero potuto chiedersi cosa facesse la mamma durante il giorno. Il pensiero immediatamente successivo è stato “Ma… cosa faceva mamma mia quando io ero a scuola?”.

Possibile che non gliel’abbia mai chiesto? O, possibile che stesse solo in casa a lavorare? Mia mamma era una libera professionista che lavorava in casa, una pioniera insomma! E a me sembra come se avessi seguito le sue orme anche in questo.

L’ho sempre avuta al mio fianco, lei c’è sempre stata. Ha sempre saputo accettare le mie stravaganze. Mi ha educata al dialogo e con il dialogo. Ma io non me la so immaginare in giro per negozi o a pranzo con qualche sua amica, mentre io me ne stavo chiusa nel mio grembiulino bianco ad imparare le poesie. Per contro, sono sicura che se ai suoi tempi internet fosse stato sviluppato come ora, sarebbe stata una blogger fenomenale.

Quando mi sono affacciata alle soglie dell’età adulta (adulta?) ha saputo smettere i panni della mamma-guida per vestire quelli della mamma-compagna. E a me, forse perché ero più grande e forse perché anche io iniziavo a gettare le basi della mia vita, non sembrò affatto strano che lei vivesse “a prescindere” da me… anche se, a pensarci bene, lei ha sempre vissuto per me.

Ricordo quando lavoravo all’Eur e dovevo prendere la metro la mattina presto. Lei, che avrebbe potuto tranquillamente rimanere in tuta a casa a lavorare, si vestiva ed usciva con me. Prendeva la metro con me. Arrivava all’Eur con me. Scendeva alla fermata con me. Mi salutava con un bacino e tornava indietro, a casa a lavorare.

Ai tempi della maternità, non iniziava la sua giornata senza prima avermi telefonato per sapere cosa avessi da fare, se potessi avere bisogno di lei. Dopo questa telefonata, organizzava la sua giornata lavorativa e non.

Questa mia nuova vita mi ha avvicinato ancora di più alla mia mamma… se ora mi guardo bene allo specchio, il mio contorno si avvicina ancora di più alla sua immagine che vi vedo riflessa.

lunedì 10 gennaio 2011

Una riflessione…


Scusatemi, ma devo dirmi un paio di cose.

E’ vero che ti sei ufficialmente impegnata a scrivere un articolo ogni giorno, ma non devi assolutamente sacrificare la qualità di quanto scrivi a favore della quantità.

Io ti conosco, se ti assumi un impegno lo devi rispettare costi quel che costi. Ma stavolta non è così.

Se hai aperto questo blog, è stato perché ritenevi di avere delle cose da dire, e ti piaceva poter essere “ascoltata”. Se in poco più di due mesi le tue pagine sono state lette 2.958 volte è perché, evidentemente, c’è stato qualcuno che ha trovato interessante ciò che scrivevi, e cui faceva piacere starti ad “ascoltare”, e desidero che continui ad essere così.

Per cui, forse capiterà che un giorno non scriverai niente e un altro giorno, magari, pubblicherai due articoli (ho detto magari…). 
Se per scrivere un articolo non hai finito di documentarti, o ti sei dilungata troppo e vuoi fare una limatina qua e là, ti prenderai il tempo necessario per farlo e per offrirci un buon articolo, non una pagina scritta in fretta e furia per mantenere il contatore indietro solo di 3 giorni (visto che hai accolto la sfida con 3 giorni di ritardo).



Penso che tornerò spesso a leggere queste poche righe per ricordarmi perché esiste esperire esperando.

sabato 8 gennaio 2011

Desideri (5 di 365)


Ma com’è che quest’anno proprio non mi riesce di fissare i buoni propositi?
Forse perché per la prima volta da quando sono grande, mi sembra di avere veramente tutto l’anno (e quindi tutta la mia vita) da vivere giorno per giorno, senza lo scudo (o l’alibi) di una vita incasellata e preordinata. E scrivere i buoni propositi potrebbe limitare la mia fervida fantasia.

Per questo ho deciso di elencare i miei desideri, e non i miei obiettivi.

  • Vorrei una scorta di pazienza che possa durare per tutto il 2011;
  • Vorrei avere la forza di reinventarmi (e reinventarci) ogni giorno;
  • Vorrei riuscire a ridere di più, soprattutto di fronte agli n-mila imprevisti che, in una vita a 5 (di cui 3 minori), ho scoperto essere all’ordine del giorno;
  • Vorrei concretizzare tutto ciò ho in mente. Progetti da realizzare, idee cui dare forma, feste di compleanno indimenticabili da organizzare…
  • Vorrei riprendere in mano la macchina da cucire e il feltro, e qualsiasi altra cosa possa essere utile per passare del tempo “creativo” da sola o con i miei figli.
  • Vorrei imparare a liberarmi delle cose. O perché riesco a dare un valore affettivo a qualsiasi cosa, o perché “un giorno potrebbero tornare utili” io conservo tutto, e quando dico tutto intendo proprio tutto.
  • Vorrei fare almeno un viaggio. Visto che sono i miei desideri, il viaggio lo vorrei fare sui Fiordi Norvegesi a bordo di un postale.

L’ho trovato! Ho trovato l’unico prosito che mi voglio fissare: realizzare tutti i miei desideri, Fiordi compresi.

giovedì 30 dicembre 2010

Caro Babbo Natale…

… vorrei diventare ricca, famosa e soprattutto potente, per poter portare l’alta tecnologia su tutti i  cucuzzoli di tutte le montagne…
E siccome non sono né ricca, né famosa né tantomeno potente, di avere quassù ADSL, UMTS, 3G e compagnia non se ne parla proprio, quindi collegamenti diradati e, ahimé, niente foto. Così mi accontento di una connessione a manovella e di fare un bilancio della prima metà delle feste appena passata.
Siamo arrivati il 23 sera, dopo un viaggio tutto da dimenticare: 4 ore e 30 minuti per percorrere un’ottantina di chilometri. D’altra parte per Natale/Capodanno i giorni di ferie quelli sono, c’è poco da pianificare partenze intelligenti.
Ad ogni modo abbiamo conquistato la meta poco prima dell’ora di cena, trovando casa semigelata, per non so quale disguido con la caldaia. Giusto per dare un’idea, trovavo confortevole i 13° della temperatura esterna.
Dopo cena ci siamo dedicati all’Albero di Natale. Posso affermare con assoluta certezza che si tratti del più bell’albero di Natale degli ultimi 13 anni. Mammapapà ha messo solo le luci e il pungiglione, tutto il resto è opera loro.
Il Presepe quest’anno è assai simbolico, la capannina piccina picciò di mamma posta sulla mensola del camino.
Il 24, giorno di grandi preparativi, siamo scesi in paese per fare la spesa alla Coop e a ritirare il pesce ordinato per tempo… ecco si, perché io la pescheria di fiducia ce l’ho a 70 km da casa. Bè, l’importante è poter avere una pescheria di fiducia.
In paese oltre alla spesa ci siamo ricongiunti con i miei suoceri, che venivano da Roma.
Il pomeriggio lo abbiamo passato a preparare la cena.
Da qualche anno abbiamo deciso di ridimensionare molto il concetto di cenone della Vigilia. Ma nonostante i ridimensionamenti, è stato un gran bel cenone.
  • Gamberi in salsa rosa (salsa rosa home made da me medesima sottoscritta)
  • Spaghetti con le vongole
  • Spigole al forno con patate e padellata di gamberoni rossi
  • Purè di patate (Bimby made)
  • Insalata
  • Pandoro e torroni

Contrariamente a tutte le nostre previsioni, i bambini sono crollati poco dopo cena. Se non è un evento straordinario questo! E così, sotto una pioggia insistente e fastidiosa, Babbo Natale ha potuto scaricare le sue macchine oh pardon, la slitta!
E dopo aver fatto il suo dovere, anche lui ha avuto la sua ricompensa.
Io ho ricevuto una bellissima coppa di Murano, che i miei suoceri hanno preso direttamente in fabbrica; un meraviglioso termometro per ambienti Thun, a forma di casetta con tanto di cagnolino sulla porta, da parte di mio cognato; e lo strepitoso netbook dal quale sto scrivendo, da parte di  mio marito.
Stanco per le fatiche della giornata, e pure perché ha una certa età, Babbo Natale è andato a dormire alle 2.00, per essere poi svegliato alle 6.27 da due bimbi incontenibili.
Sentire le loro vocine eccitate; vedere i loro occhi raggianti; vederli impazienti, seduti sulla sedia, a contare i pacchetti e a leggere le etichette con i nomi (rigorosamente scritti con la sinistra, per non far riconoscere la grafia della mamma) mi ha fatto dimenticare in un baleno di aver dormito quattro ore scarse. 

martedì 21 dicembre 2010

Quest'anno c'ero pure io...



Quest’anno, dal 4 a all’8 Dicembre, si è svolta qui a Roma la fiera del libro Più Libri Più Liberi.
E io ci sono andata… serve che dica con chi?? Tanto ormai si è capito che siamo Il Gatto e La Volpe del XXI secolo.

Ci siamo date uno dei nostri improbabili appuntamenti: ore 9.30 alla Stazione Termini sulla banchina della Metro B direzione Laurentina. Un ago nel pagliaio, a confronto, lo si sarebbe scorto ad occhio nudo.

Ma noi ci siamo trovate senza alcuna difficoltà, come sempre.

Salita la scalinata del Palazzo dei Congressi, come Alice nel Paese delle Meraviglie, ci siamo ritrovate in un mondo fantastico fatto di stand, di volti, di libri, di libri, di libri.

Abbiamo cercato di seguire un percorso logico, ma per più di un’ora non siamo riuscite a fare altro che vagare di sala in sala, fermandoci, stupendoci, sfogliando, leggendo.

Molti i libri per i bambini. Molti gli spunti sulle realtà multietniche e multireligiose. Favole classiche, favole di nuova generazione, libri illustrati e libri sonori.

Con mia grande soddisfazione, ho trovato anche tanti libri di informazione “alternativa”; sull’alimentazione biologica in alternativa a quella commerciale; sull’ambiente e sull’ecologia; sulle medicine che fanno ammalare. Potevo non tornare a casa carica di simili tesori? Appunto.

Bellissimo è stato scoprire lo spazio dedicato ai bimbi.

C’era l’angolo per la lettura libera, in cui erano stati sistemati dei cuscinoni a terra, su cui i bambini potevano intrattenersi, per tutto il tempo desiderato, sfogliando dei libri messi a loro disposizione.


C’era l’angolo per l’ascolto delle favole; c’era un grande tappeto per il gioco dell’oca; e c’era anche l’angolo per le presentazioni di libri per l’infanzia e l’adolescenza.
Ad ogni stand avremmo voluto fermarci a parlare, a chiedere, a scoprire. Con qualcuno siamo riusciti a farlo “al volo”, con altri più approfonditamente.

E’ stato così che abbiamo conosciuto Emanuele, il fondatore di Creativamente, con il quale siamo riuscite a realizzare una bella intervista/chiacchierata. Ma questo argomento merita un articolo a parte.

Sarà stata la stanchezza, sarà stata l’emozione e il grande interesse suscitato dalla “chiacchierata”, ma io ho completamente dimenticato di tirare fuori la macchina fotografica. Sicché, del nostro piacevolissimo incontro con Emanuele, rimangono solo le immagini scolpite nei nostri ricordi…

Avevamo il programma della giornata, ed avevamo segnato anche diversi incontri e presentazioni di libri cui prendere parte, ma le ore sembravano scivolare sotto le nostre dita e ci siamo ritrovate, senza neanche rendercene conto, all’ora X in cui dover rivestire i panni delle mamme coscienziose e lasciare quelli delle lettrici invasate. 

lunedì 20 dicembre 2010

Mamme al Parco Da Vinci


Ho sempre sostenuto che lo shopping fosse una cosa seria! Talmente seria che sono stata invitata a raccontare la bellissima mattinata trascorsa al Market Da Vinci. 

Io che devo parlare di shopping? Ma così mi invitate a nozze.

Tutto cominciò un mercoledì mattina in cui la mia giornalista d’assalto mi scrisse un messaggio semi cifrato, avvisandomi che il giorno dopo si sarebbe svolto un piccolo evento presso il Market Centre Da Vinci, e chiedendomi se fossi interessata a partecipare anche senza di lei.

Breve, brevissimo, momento di panico perché, per quanto possa esserci abituata, a me non piace proprio fare le cose da sola. Ma poi la risposta non poteva che essere affermativa.
Ricevuta mail ufficiale. Giovedì 16 dicembre alle 10.30 mi sarei dovuta trovare… dall’altra parte della città.

Dal momento che di Roma io detesto il traffico e la conseguente imprevedibilità dei tempi di percorrenza, mi sono messa in moto per tempo, tanto che alle 10.30 in punto ero arrivata a destinazione, o almeno così credevo. Perché in quella zona ci sono due centri commerciali e, pur avendo il navigatore, sono riuscita ad arrivare in quello sbagliato.

Ad ogni modo, nonostante la segnaletica pressoché inesistente, ce l’ho fatta! Con appena venti minuti di ritardo, sono veramente arrivata all’appuntamento, con le ragazze di Mamme 2 punto e a capo.

Sono stata accolta con molto calore e cordialità e, devo proprio ammetterlo, non ho fatto neanche in tempo a realizzare che, effettivamente, non conoscessi nessuno.

Tra una chiacchiera e una risata, alle 11 il nostro tour natalizio è iniziato. 

Io che non ero mai stata al market centre Da Vinci, sono rimasta favorevolmente colpita dalla sua struttura a “villaggio”. I centri commerciali in cui mi reco abitualmente sono i classici “scatoloni” in muratura in cui, come le cellette degli alveari, sono distribuiti i vari negozi. E una volta entrati nello “scatolone” si perde completamente il contatto con ciò che accade all'esterno, se ci sia il sole o se piova, se nevichi o tiri vento.

Per Natale è stato allestito un villaggio nel villaggio. Oltre ai negozi che permanentemente costituiscono il Parco Commerciale, in questo periodo si possono trovare tante piccole casette di legno che ospitano espositori di generi alimentari, di oggettistica artigianale, e di libri. C’è la casetta di Babbo Natale con tanto di poltrona per le foto e albero con le letterine e la giostra dei cavalli 

Peccato che fosse mattina, altrimenti nella casetta trasparente avremmo visto all’opera tanti piccoli elfi alle prese con i bambini intenti a disegnare e creare le decorazioni per l'albero di Natale

E per i piccoli ospiti del Parco Commerciale, oltre agli scivoli, alle altalene e ai ponti tibetani, è stata allestita una bellissima pista di pattinaggio su ghiaccio.

Di una cosa, però, ho sentito la mancanza, delle decorazioni Natalizie “tradizionali”. Perché l’intero Parco Commerciale era decorato con tante lucine che, di sera, devono sicuramente creare un’atmosfera di gioia e allegria ma di giorno, non vedere nulla che evochi sensazioni di festa è stato… strano.


La mia avventura tra le Mamme al Parco Da Vinci si è conclusa anche troppo presto, per i miei gusti, ma avevo un altro bel “viaggetto” da fare per tornare a casa e c’erano i cuccioli da riprendere a scuola.
Ad ogni modo, sono tornata indietro con un bel bottino fatto di guanciale alle erbe, salsiccette al barolo, caciotte sarde, tante risate e bei volti scolpiti nel cuore e nella mente.

lunedì 13 dicembre 2010

La mia nuova vita è iniziata così...

Tutti gli anni, in questo periodo, mi ritrovo a tirare le somme dell’anno che sta per finire, e questa volta più che mai mi viene spontaneo fare questi pensieri.


Il 2010 è stato un anno molto importante per me. 

Lo metterei tra quelli che hanno segnato una svolta nella mia vita: 
a marzo sono uscita dall’Azienda in cui ho lavorato per 15 anni, e in cui ormai non mi riconoscevo più.

A questo episodio dedico le mie riflessioni di fine anno.

Ho sempre saputo di avere avuto la mia parte di responsabilità in quel che mi è successo. La mia responsabilità è stata l’aver messo al mondo 3 figli; di aver trascorso tutte e tre le gravidanze a casa perché, per il bene dei miei bambini (che nessuno mi avrebbe ridato indietro, qualora qualcosa “fosse andato storto”), mi sono rifiutata di percorrere in macchina più di 50 km al giorno, per passare 6 ore a non saper bene cosa fare.

Ho sempre saputo che l’Ufficio Risorse Umane mi stesse alle costole già dai tempi della prima gravidanza (2002). Hanno impiegato sette anni e tre mesi, ma alla fine mi hanno scovata e mi hanno trasferita, senza diritto di replica, in un settore territoriale a svolgere un lavoro lontano anni luce da quella che era stata, fino a quel momento, la mia esperienza professionale.

Notare bene che la motivazione è stata “per fare efficienza”. Perché, in effetti, è risaputo che per fare efficienza occorre sradicare il personale dalla struttura “di sempre”, per destinarlo ad attività diametralmente opposte alle conoscenze e competenze fin lì acquisite.

Così è accaduto che un martedì pomeriggio del mese di giugno 2009, rientrando a casa, ricevetti la telefonata della Dott.sa Tal de’ Tali, che mi convocava per le 10 del giorno dopo ad un colloquio, per propormi una diversificazione professionale. Sta definizione non me la potrò mai scodare: diversificazione professionale. Queste due parole mi sono risuonate nella testa per mesi.

Tralascio ogni considerazione sul lavoro (che, alla fine, seppur diverso da quello cui ero abituata, poteva anche avere un suo risvolto interessante). Dico solo che io venivo da un ufficio in cui “fare gruppo”, collaborare e condividere erano le parole d’ordine, e invece mi sono ritrovata circondata da persone cui, per anni, era stato insegnato tutt’altro.

In 15 anni ho cambiato capi, colleghi, settori. Ho affrontato situazioni più o meno difficili, e sono sempre rimasta in piedi. Ma questa volta è stato diverso, molto diverso.

Ogni mattina, prendendo dal portafoglio il tesserino e timbrando al tornello mi ponevo queste due domande “Come si esce da questa situazione? Quando finirà quest’incubo?”. E nel momento in cui, a febbraio di quest’anno, mi sono resa conto di non avere vie d’uscita, sono crollata, rischiando di trascinarmi dietro le persone più importanti della mia vita.

E’ stato grazie a loro, invece, che ho trovato la forza di reagire e il coraggio di fare ciò che spesso dicevo a mo’ di sfogo, ma che non avrei mai creduto che avrei fatto davvero: “mollare tutto e ricominciare”.

Il 1 aprile è iniziata la mia nuova vita, fatta di nuove sfide, nuove prospettive e nuovi obiettivi.

Ed Esperire è uno di questi…
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