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venerdì 28 dicembre 2012

Nicchiona io? Avoja!



Stavo per andare a letto, giuro, quando sono stata colta da ispirazione improvvisa… merce rara di questi tempi. E così, mentre stendevo l’ultima lavatrice notturna, mi sono lasciata andare a considerazioni (più o meno) in ordine sparso, che poi tanto sparso non è.

Tempo fa in rete, un manipolo di donne, capitanate da Lucia dava vita ad una nuova categoria di blogger, i Nicchioni. 

martedì 5 aprile 2011

Esempio e buon esempio (44 di 365)

Ultimamente mi sono soffermata a riflettere su quanto sia importante per i figli (almeno i miei, ma non credo siano gli unici… vero???) trovare delle conferme nel passato di noi genitori.

Ormai è un classico, qualsiasi sia l’argomento di conversazione (studio, amicizie, hobby etc), la domanda è quasi sempre la stessa: “Anche tu facevi così, mamma?”. Vogliono sapere tutto. Quali siano stati i miei errori; le mie scelte; i miei successi. E soprattutto, quando li rimprovero, mi chiedono se mia mamma facesse lo stesso con me.

E io?

Finché si parla di amicizie, anche se sono stata una “bambina difficile”, posso sempre fornire esempi positivi.

Ma come la mettiamo con quei lati oscuri per i quali a loro chiedo il massimo senza poter fornire un esempio da seguire? Basta dire “Anche se io qui ho mancato, vorrei che tu ce la facessi”?

Tempo fa, mentre eravamo in macchina (il nostro salotto di elezione) destinazione “scuola”, abbiamo avuto una conversazione molto interessante su “mamma, ma tu fumavi?”. Dopo aver “confessato” i miei peccati, siamo passati alla domanda B “E Nonna? Che ti diceva nonna?”… E che mi diceva nonna? Mia mamma ha sempre voluto che io fumassi solo in casa, e successivamente, che io avessi sempre in tasca il mio pacchetto di sigarette. Questo per evitare che mi venisse offerto chissà che… L’ho già detto che mia mamma era una donna letteralmente illuminata e di rara apertura mentale, vero?

Io non so come potrei reagire se mi dovessi trovare dalla parte di mia mamma, ma di sicuro mi porrei il problema di fare pistolotti moralistici senza diritto di farne. Potrebbe bastare dire loro che io mi sia limitata alle sigarette e che mi imposi di smettere, decisamente con successo, tre anni prima di rimanere incinta, per essere sicura di non “ricadere”?

Quando arriva il momento in cui un genitore smette di essere un esempio da seguire e diventa, agli occhi di un figlio, semplicemente un genitore?

giovedì 3 febbraio 2011

Attesa (19 di 365)


Sono in partenza. 
E ci sono grandi aspettative per questo piccolo viaggio. Ma tutto è ancora avvolto nella nube della sorpresa e delle aspettative. E la mia vena creativa, bramosa di descrivere sensazioni e ed emozioni, è come paralizzata in attesa che gli eventi si svolgano, ora dopo ora, così come sono stati programmati. Fortuna che di programmato ci sia ben poco, perché a me piace da matti l’effetto sorpresa.

Quando ero ragazzina, in occasione di un evento, l’attesa mi era insopportabile. 
Crescendo, ho imparato ad ingannare l’attesa dormendo, per far passare più in fretta il tempo. Diventando adulta ho imparato a nascondere la mia impazienza, il mio non star più nella pelle. 

A volte penso che sia un po’ una fregatura questa storia dell’età adulta…    

lunedì 29 novembre 2010

Lanciamo una nuova moda?


Questa mattina, vestita di tutto punto davanti alla porta di casa, pronta per andare all’Asilo, la Briciola mi guarda ed esclama “IL CAPPELLO!”. Prendo dal suo armadietto (nuovo fiammante made in IKEA) il cappellino di lana viola con le stelline.


Ma la Briciola aveva un’altra idea di cappello. E’ corsa in bagno e dal termosifone ha preso la cuffia da piscina rossa dei fratelli che, in realtà, stamattina avevo usato per non bagnarle i capelli mentre le facevo la doccia.

Felice, raggiante e orgogliosa è uscita di casa con il suo personale baschetto sulla testa. Ed era pure carino, con quelle cuciture a vista.

La mia prima, istintiva e perbenista reazione sarebbe stata quella di dire “non si esce di casa con la cuffia della piscina. Sei ridicola”. Invece mi sono fermata un minuto a riflettere. Ridicola per chi? Non si esce con la cuffia, perché? Penso che a me non verrebbe mai in mente di andare a fare shopping con una cuffia da piscina sulla testa, ma perché avrei dovuto impedirlo a lei? Perché avrei dovuto tarpare le ali della sua fantasia? Verrà il tempo in cui dovrà, anche lei, conformarsi al vivere sociale, ma credo sia importante lasciarle costruire, nella sua memoria, un cantuccio in cui conservare i ricordi di tutte le volte che sia stata lasciata libera di esprimere se stessa

E stamattina non avrei potuto vedere in giro cappellino migliore del suo.

mercoledì 24 novembre 2010

Dispetto e Rispetto


Ieri mattina, mentre uscivo di casa per accompagnare i tutti i figli a scuola e asilo, i due grandi hanno iniziato a battibeccare tra loro e a farsi i dispetti.

Dal momento che non mi sembrava il modo migliore per iniziare la giornata, ho represso la Signorina Rottermaier che alberga in me e, anziché iniziare a minacciare punizioni e castighi, ho progressivamente portato i bambini a ragionare e riflettere con me:

  • Pur sapendo che ad "F" non piace sentir pronunciare una determinata frase, perché evocatrice di tristi ricordi (un palloncino volato in aria), "T" ha insistentemente ripetuto le 2 odiosissime e odiatissime paroline (nella fattispecie “Take away!”).
  • Ad ogni esclamazione, "F" emetteva un suono stridulo, a metà tra una sirena e un gatto, cosa che aveva iniziato a minare il mio sistema nervoso, sin dalle 8.00 del mattino.
  • Il susseguirsi ritmico e ciclico di queste due fasi è ciò che io ho definito dispetto, sia nei loro confronti (uno verso l’altro), sia nei miei (che ero costretta a sentirli litigare).

E siamo arrivati alla conclusione che un dispetto altro non è che una profonda mancanza di rispetto e che,  fondamentalmente, diverte solo chi lo fa e che non ci rende più simpatici o “fichi”, agli occhi degli altri, anzi!

E allora perché c’è quest’usanza, tanto diffusa anche tra gli adulti, di fare all’altro la cosa più sgradita, invece di adoperarci per il bene di tutti?
Non sono stata punta dal ragno della bontà e, men che mai, sono stata colpita dalla sindrome del Mulino Bianco però, visto? ormai, nell’immaginario collettivo l’educazione, il rispetto, la serenità e l’armonia sono diventati tutti concetti stereotipati di un modello negativo, dal quale scostarsi il più rapidamente possibile.

Ma ciò che ripeto sempre, quasi fossi un disco rotto è che, così come a far male qualcosa ci si impiega lo stesso tempo che a farla con accortezza e precisione, allo stesso modo rendere la vita difficile al prossimo ci tiene impegnati lo stesso tempo, anzi forse di più, che ad essere rispettosi delle esigenze altrui.

Giusto per rimanere in tema “stradale”, un esempio tra tutti è rappresentato da coloro che, non solo lasciano la macchina parcheggiata in doppia fila, ma addirittura in mezzo alla strada, senza constatare se abbiano lasciato libero il passaggio, o meno.
E non è anche quella una forma di dispetto a scapito del rispetto?

Mentre eravamo impegnati in queste riflessioni siamo arrivati a destinazione.
Ho fatto scendere “al volo” il bambini davanti a scuola, li ho visti varcare il cancello della scuola e dirigersi, fianco a fianco, verso le scale.

martedì 23 novembre 2010

La Staffetta dell'Amicizia


Staffetta dell’amicizia
Un paio di giorni fa ho letto questo bellissimo post sulla Staffetta dell’Amicizia, scritto da Polepole de’ Il Circolo Vizioso, ed è stato un vero tuffo al cuore. E dal momento che Polepole ha passato il testimone della staffetta a tutti coloro che avessero desiderio, come dice lei stessa, di guardarsi un po’ dentro e ricordare qualche bel momento, ho colto l’occasione per raccontarmi un po’.

Per lo stesso motivo di Polepole, anche io lascio il testimone a chiunque voglia prenderlo.

Ed ecco qui tre semplici regolette da rispettare per partecipare alla staffetta dell’amicizia:
  1. creare un post inserendo il logo della staffetta e invitare le 14 blogger che vorresti conoscere meglio
  2. postare le 8 domande qui di seguito
  3. rispondere alle stesse sul vostro post
LE DOMANDE:
Quando da piccoli vi domandavano cosa volevate fare da grandi cosa rispondevate?
Quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
Quali erano i vostri giochi preferiti?
Qual è stato il più bel vostro compleanno e perchè?
Quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
Quale è stata la vostra prima passione sportiva e non?
Quale è stato il vostro primo idolo musicale?
Qual è stato la cosa più bella chiesta (ed eventualmente ricevuta) a Babbo Natale, Gesù Bambino, Santa Lucia?

LE MIE RISPOSTE:

1 . Quando da piccoli vi domandavano cosa volevate fare da grandi cosa rispondevate?
Ho cambiato tante volte idea, su quel che avrei voluto fare da grande. Per un periodo ho sognato di diventare veterinario, ma il mio stomaco non la pensava allo stesso modo; poi tutti mi dicevano che sarei stata un avvocato di successo, e così mi sono convinta di voler fare l’avvocato, salvo poi scoprire di non essere assolutamente affascinata dalla materia; poi c’è stata l’epoca della giornalista.
L’unica vera vocazione della mia vita, l’unico mestiere che non ho mai messo in discussione, e che da sempre ho desiderato fare, è la mamma.

2. Quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
A parte le serie strazianti di orfani e trovatelli in cerca della loro mamma, a partire da Remi fino ad arrivare all’Ape Magà (ma io solo l’anno scorso ho scoperto che Magà fosse un maschio…), ho avuto una vera passione per Peline. Chi se la ricorda, quella ragazzina che viveva con la mamma indiana in un camper di legno trainato da un asino? Ma la Pelinemania mi prese verso  la seconda metà della serie quando, arrivata in Francia, la creatura si fece assumere nella fabbrica del nonno miliardario, come l’ultima delle operaie, e andò a vivere nella casetta dei bracconieri.

3. Quali erano i vostri giochi preferiti?
Di giochi non ne avevo molti, e soprattutto non avevo quelli di moda. Mai avuta la passione per le Barbie, anche se mi ricordo benissimo che quando andavo a casa di un’amichetta, giocavamo sempre con tutte le sue barbie, casa, macchina e vestitini. Tanti vestitini, troppi vestitini.
Per il resto adoravo i giochi di fantasia e all’aria aperta. Passavo interi pomeriggi a giocare nel giardino del palazzo di casa. 

4. Qual è stato il più bel vostro compleanno e perchè?
Non me ne ricordo uno in particolare. Il giorno del mio compleanno è sempre stato una festa. Iniziava tutti gli anni nello stesso modo: scendeva mia nonna per fare colazione con me e con la mamma, ed entrambe partivano con il racconto della storia della mia nascita (sempre sul filo della tragedia, mi raccomando!). A pranzo, la mamma mi faceva trovare le lasagne e per torta il millefoglie. E pranzavamo tutti insieme. Venivano i nonni, gli zii e i cugini.
Crescendo sono iniziate anche le feste con i compagni e gli amici. Di festa in grande ne feci solo una in IV (o era il V) ginnasio. Ma troppa gente e troppa confusione. Così decisi di festeggiare i compleanni futuri con le amiche più intime.
Bellissimo invece il diciottesimo compleanno, festeggiato durante i 100 giorni (ma si fanno ancora i 100 giorni?).

5. Quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
Il quarto figlio; la crociera sui fiordi norvegesi;

6. Quale è stata la vostra prima passione sportiva e non?
Il pattinaggio su ghiaccio.

7.Quale è stato il vostro primo idolo musicale?
A parte Luis Miguel, il mio primo idolo musicale è stato Edoardo Bennato. Seguito poi da Claudio Baglioni. Duran Duran, Eurythmics (seeeeeeeeeee mica avrete creduto che mi sia ricordata da sola come si scrivesse sto nome??), Europe, Spandau Ballet erano tutte mode del liceo, e quindi hanno colorato le nostre prime feste e i primi amori, ma non sono mai stati i miei idoli musicali.

8. Qual è stato la cosa più bella chiesta (ed eventualmente ricevuta) a Babbo Natale, Gesù Bambino, Santa Lucia?
Avevo 11 anni. Sarà stato il mese di ottobre. Camminavo con mamma per viale Libia e guardavamo le vetrine dei negozi. Ad un tratto vidi in un negozio di giocattoli un orsacchiotto di color beige con il naso tondo nero nero che teneva abbracciato un orsacchiottino piccino piccino, con le orecchie arancioni.
Mi aggrappai al cappotto di mamma, e ricordo benissimo che attaccai un capriccio tremendo. La mamma non mi comprò l’orsacchiotto. Ma io me lo ritrovai, due mesi più tardi, sotto l’albero di natale. E ora quell’orsacchiotto fa compagnia a Michela e ai suoi fratelli prima di lei.



Io sono anche questo… E sono felice di aver fatto questo piccolo tuffo nei miei ricordi. E ora spero che anche qualcuna di voi voglia fare come ho fatto io con Polepole, e prenda il testimone di questa sraordinaria staffetta.

venerdì 12 novembre 2010

Il peso della verità

Ieri ho dovuto comunicare ad una persona che non avrei avuto più bisogno della sua collaborazione. Ho passato due ore ad arrovellarmi su quali parole sarebbe stato opportuno utilizzare; quali scuse costruire per accampare una giustificazione plausibile.

Invece, mentre lo stomaco si attorcigliava su se stesso  per l’ingrato compito che mi accingevo a svolgere, mi sono fermata a riflettere. 
Come si fa ad insegnare ai bambini a “non dire le bugie”, a pretendere da loro la massima sincerità,  a “prendersi le proprie responsabilità”, se poi noi adulti siamo i primi a cercare una scappatoia facile per le situazioni scomode?

Nel mio caso specifico, dire “non ho più bisogno di te, perché parto per Timbuctu” o dire “non ho più bisogno di te, perché non vai bene” equivale a dire “non ti tengo più a lavorare con me”.  E allora perché si tende sempre a preferire la motivazione falsa, quella che sottintende “non è colpa tua, né colpa mia: sono i casi della vita”, piuttosto che quella che mette tutti di fronte alle proprie responsabilità: “tu non vai bene e io scelgo di sostituirti”?

Lo ammetto, l’idea di nascondermi dietro una motivazione falsa mi ha sfiorata per un attimo, ma l’ho immediatamente avvertita come una profonda mancanza di rispetto nei confronti del mio interlocutore.

Vorrei riuscire ad insegnare ai miei figli a non avere mai paura della verità. La verità ha una forza immensa, quella di renderci liberi. Liberi di camminare a testa alta. Liberi di guardare il mondo dritto negli occhi. Liberi di non doverci nascondere. Liberi di scegliere. 
Liberi di vivere.

lunedì 8 novembre 2010

Figli e vacanze


In questo week end, appena trascorso, ho avuto modo di fare qualche riflessione.
Ogni tanto, durante l’anno, mi capita di sognare ad occhi aperti di mollare tutto e tutti e  concedermi una settimana (ma pure 2 giorni) di vacanza con mio marito e senza figli.
Puntualmente però, ogni volta che la mia mente arriva a definire e delineare nei minimi  particolari il programma di viaggio, mi volto a guardare uno dei miei bimbi (perché ce ne sta sempre uno nei paraggi!) e mi precipito ad abbracciarlo, sentendo una stretta al cuore per aver solo pensato di darmi alla pazza gioia senza di loro.
Eppure, lo so, ci sono persone che affidano i propri figli a persone assolutamente fidate (nonni, tate di vecchia conoscenza, zie), e si concedono sani momenti di recupero.
Però io rimango sempre un po’ perplessa in caso di viaggi in occasione di festività, ricorrenze, settimane bianche o quelle di ferragosto.
Forse avrò una visione tardo romantica della vita familiare, ma per quanto io senta il bisogno di “staccare la spina”, personalmente non riuscirei a pensare di trascorrere un periodo di vacanza o dei giorni di festa lontano dai miei figli.
Secondo me, io sono più mammachioccia di quanto non lasci intendere.

mercoledì 3 novembre 2010

Le mie contraddizioni



Arrederei tutta casa da IKEA, io adoro il minimalismo dei mobili IKEA,  eppure ho la Thun mania, a livelli assolutamente patologici.


Ho il pallino per l’alimentazione e la pulizia bio-ecologica, con la terza figlia ho usato i pannolini lavabili, ho addirittura cambiato il mio stile di vita, personale e professionale, in nome della ecosostenibilità, eppure rifiuto categoricamente di utilizzare i mezzi pubblici a Roma.

Organizzo e pianifico quasi tutto, eppure dimentico sistematicamente di mettere in borsa acqua, succhi e biscotti  quando vado in giro con i figli.

Nessuno è autorizzato a mangiare nella “mia” macchina, ma questa sembra sempre la succursale dell’emporio del paese. Dentro ci potete trovare giocattoli, felpe, le “batte losa” (=ciabatte rosa) di Briciola; quaderni e matite; bottigliette di acqua (rigorosamente vuote); moduli di iscrizione a corsi sportivi; pacchetti di fazzoletti  iniziati e fazzoletti usati stipati nei pacchetti vuoti.
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