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lunedì 14 marzo 2011

12 MARZO - Appauri a me (37 di 365)


Ormai è un rituale che si ripete, sempre uguale a se stesso e, come fossi spettatrice impotente della mia vita, non riesco ad impedire che un velo di tristezza preceda il giorno del mio compleanno che invece, questa volta, è stato a dir poco superlativo..

Nonostante fosse il mio giorno; nonostante fosse sabato, mi sono svegliata alle 7.30… Forse perché mi sono trovata letteralmente schiacciata dai 2/3 della mia prole? Forse…

Con un pizzico di euforia mi sono alzata e ho raggiunto mio marito, già intento con i preparativi per la colazione. Che bello fare la colazione tutti insieme intorno al tavolo e “Appauri a mamma” cantata a ripetizione.

Ma quest’anno non ho festeggiato solo all’insegna della famiglia, ma anche dell’amicizia visto che, direttamente da Montefiascone e da Guidonia sono arrivate Bianca e Francesca, le mie amiche del forum, per passare la giornata con me! E non trovo le parole per esprimere la gioia e la carica che mi hanno dato.

Peccato non abbiano potuto essere dei nostri anche Silvia e Michela!! Ma, nonostante fossimo solo 11, siamo riusciti a metter su una chiassosissima e coloratissima tavolata. E, a proposito di tavolata, come possiamo non rievocare il risotto con “gamberi e radicchio”?

E poi c’è stata la torta.

E la torta merita una menzione a parte.

Iniziamo col dire che LA torta è il Millefoglie. Puntualizziamo poi, che IL Millefoglie è quello della Pasticceria Marinari.

Qui lo dico, lo dichiaro e lo sottoscrivo: il mio obiettivo per questo 2011 (e per gli anni e le generazioni future) è abolire le candeline a forma di numero e, peggio ancora, i numeretti di plastica con inglobato il buchetto per una sola, sfigatissima candelina.

Venerdì sera mi sono ritrovata seduta al tavolo delle trattative con mio marito il quale, manco a dirlo, era pro numeretti, e sono riuscita a spuntare le candeline vere sulla torta per i prossimi due anni… Ho due anni di tempo per far sprofondare il mercato dei numerini di cera ai minimi storici. Se mi aiutate, sicuramente, ce la posso fare!

Al momento di servire la torta, un ignaro cameriere ha azzardato conficcare sul MIO millefoglie una solitaria, triste, abbandonata candelina rosa.

Voi non avete avuto il privilegio di scorgere il terrore negli occhi di mio marito e il conseguente scatto felino per intercettare il cameriere, prima che questi offrisse la torta al mio sguardo.
“NO! NO! Mia moglie non vuole UNA candelina, le vuole TUTTE!!”
“Tutteeeeee?!?? ! Ma nooo… come si fa???”

Ma come “Come si fa???”. Mio marito, validamente aiutato, ha realizzato un capolavoro dell’arte ceratoria!

Ahimé, 4 ore sono volate come un soffio di vento, ed è venuto il momento di salutarci con la promessa, però, di riorganizzare un nuovo incontro quanto prima.

Per concludere la serata, Francesco mi ha chiesto di fare io il suo test sull’età cerebrale perché “mamm,a io non voglio avere 80 anni!!”…. Se non è barare questo!
Ad ogni modo, felice per la giornata appena trascorsa, lo ho voluto accontentare. Mi sono sottoposta al test sull’età cerebrale per ottenere quale responso?
LA TUA ETA’ CEREBRALE E’: 38 ANNI

Che dire? Ormai è ufficiale… lo dice anche il NIndendo DS…

martedì 15 febbraio 2011

Una giornata indimenticabile (25 di 365)


Giovedì mattina. Un’altra giornata di sole, e noi ci siamo regalati una bellissima gita a Ferrara. Non ero mai stata a Ferrara, neanche con la scuola.

Sarà stato il sole, sarà stata l’aria di vacanza, sarà stato che ero felice insieme alla mia famiglia, ma a me Ferrara è sembrata una cittadina allegra, veramente a misura d’uomo. E mi sono persa in sogni e fantasie. Ho cercato di immaginare come sarebbe la nostra vita se vivessimo in una città diversa da Roma, dove anche scendere per comprare un litro di latte è un’impresa.

Se penso che abbiamo impiegato 40 minuti per percorrere i 34 km tra Cento e Ferrara, mentre a Roma 40 minuti servono solo per uscire dal box… Ecco, meglio che non ci pensi, va.

Dicevo. Ferrara è veramente deliziosa. Si lo so, forse due ore non bastano per capire come sia veramente una città. Ma tanto mica mi ci devo trasferire davvero…
Davvero?

Abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio a ridosso del centro storico e, dopo una brevissima passeggiatina, eccoci entrare in Piazza della Cattedrale.

Potevamo non fare un saltino veloce veloce nella Cattedrale?

Ometto qualsiasi considerazione religiosa in proposito… quindi mi limiterò a dire che “architettonicamente” è una Chiesa imponente. Maestosa. Ricca.
Basta così! altrimenti vengo meno al proposito di non fare considerazioni che mi porterebbero a ricordare che Nostro Signore è nato in una mangiatoia, ha camminato per tre anni in lungo e in largo per la Palestina a piedi nudi, indossando una povera veste.

Ok. Basta.

Dato il poco tempo a nostra disposizione, ci siamo limitati a visitare il castello.

Nel tragitto di ritorno alla macchina naturalmente ci siamo fatti riconoscere. La Briciola ha dato il meglio di sé, piangendo e strepitando ad ogni passo, perché voleva essere presa in braccio.
Potere della stanchezza. Tanto che appena legata sul seggiolino è crollata addormentata. Ma vallo a spiegare ai ferraresi!

Tornati a Cento ho avuto giusto il tempo per salire in albergo, adagiare la Bellissima Addormentata sul letto e ripartire per accompagnare Papà alla sede di gioco.

Altro evento degno, anzi degnissimo, di nota. Per la prima volta, abbiamo lasciato la Bellissima Addormentata e i 2 fratelli-nani soli soletti in camera. Dieci minuti in tutto.

E quella è stata anche la prima sera in cui non abbiamo cenato in albergo, ma siamo andati alla ricerca di un localino alternativo.

Non avendo trovato nessuna delle tre pizzerie indicateci dalla farmacista della zona siamo andati, più o meno a colpo sicuro, al grande centro commerciale a 2 km dall’albergo, in cui si trova una divertentissima pizzeria.

Divertentissima perché si può mangiare pizza a volontà ad un prezzo fisso a persona.

Il regolamento è questo: le cameriere portano al tavolo una pizza per volta, a sorpresa.
Proprio così. Non ci si sceglie la propria pizza, ma si può rifiutare se ne viene portata una che non incontra i gusti dei commensali.

Sul tavolo si trova una sorta di doppia paletta “+ Pizza” e “Stop”. Ovviamente, quando si è sazi e non si vuole più mangiare pizza, si gira la paletta su “Stop”.

E una giornata così speciale, meritava un dopocena altrettanto speciale: Bowling per tutti.

Di risate ce ne siamo fatte tante, ma proprio tante. Di partite ne abbiamo fatte due. Una l’ha vinta 
Francesco e la seconda se l’è aggiudicata la mamma.

lunedì 7 febbraio 2011

Il sabato NEL villaggio (22 di 365)

Sabato mattina al risveglio, contrariamente alle mie aspettative, non mi sono ritrovata con la schiena piegata in due. Certo, sento molto la mancanza del nostro nuovo materasso, ma fortunatamente riusciamo a riposare più che bene, e questo mi pare già qualcosa!
Ci siamo fatti un bel giro per la cittadina. Una passeggiata in centro, uno sguardo alle vetrine e in un batter d’occhio è arrivato il momento di accompagnare Papà alla sede del torneo.
E noi?
Un altro giretto in centro (preso da un’altra angolazione) alla ricerca di qualcosa da vedere o da fare. Onestamente, più che la targa con brevi cenni storici sulla Rocca di Pieve di Cento non abbiamo trovato.
Siamo risaliti in macchina alla ricerca di un parco giochi in cui poter correre e giocare. La località più vicina segnalata dal navigatore: Gardaland a 95 km. Decisamente troppo lontano. Decisa a trovare un giardinetto a qualunque costo, ho continuato a guidare per la piana. E’ così che ho scoperto Padulle, un piccolo centro abitato tra Cento e Bologna. Se intorno avesse avuto un paio di montagne, sarebbe veramente la cittadina dei miei sogni…
Ecco, proprio così. Noi non siamo proprio abituati a questa pianura sconfinata, in cui l’occhio si perde a dismisura.
Il nostro primo sabato pomeriggio centese è stato interamente dedicato alla ricerca di giardinetti per i bambini. E dopo Padulle ne abbiamo trovato uno proprio vicino vicino all’albergo. Potevamo non passare anche lì un’oretta tra altalene, scivolo e tubi su cui arrampicarsi?
Rientrando in albergo ci siamo fermati al supermercato a prendere qualcosina di sfizioso per la merenda. E, sebbene il nostro albergo non si trovi nel centro storico della città, ha però un pregio indiscutibile: a meno di 200 metri abbiamo il supermercato COOP che, naturalmente, non abbiamo esitato a perlustrare e saccheggiare (limitatamente però!).
La nota divertente della serata è stata la cena. Abbiamo voluto provare la pizzeria del ristorante dell’albergo che, a richiesta, la prepara a forma di paperotto.

Partenza e Arrivo (21 di 365)


Non so veramente come abbia fatto ma, nonostante venerdì all’ora di pranzo avessi ancora il guardaroba di cinque persone riverso sui letti, e stessi ancora decidendo quali valigie scegliere e cosa mettere dove, due ore dopo era già tutto chiuso e impacchettato.
Quanto invidio quelle persone che riescono a mettere in una valigetta il minimo indispensabile e partono per il giro del mondo, con uno spazzolino e un pigiama.
Ecco, io non ne sono capace! Però sto imparando.
Ad ogni modo, abbiamo caricato la macchina, recuperati i figlioli all’uscita di scuola, e alle 17.00 è iniziata la nostra piccola avventura, direzione Cento (Ferrara).
Perché mai abbiamo scelto Cento come meta della nostra vacanza? Perché questa piccola cittadina è riuscita a coniugare le esigenze di tutti noi: il torneo di scacchi di mio marito, e il mio grande desiderio di incontrare e passare qualche ora con alcune mie amiche.
Siamo arrivati all’albergo, prenotato esattamente un mese prima, che era ancora l’ora di cena. Cena che merita una menzione speciale, non foss’altro  perché la Briciola ha disdegnato la sua pasta al pomodoro in favore della mie fettuccine ai broccoli e cozze (le cozze le avevo già equamente distribuite tra consorte e primogenito).
La stanza è veramente comoda ed accogliente. Abbastanza grande. In terra non c’è moquette, ma mattonellone bianche lucide
Una libreria divide la zona “giorno” da quella “notte”.
Nella zona “giorno” si trova l’angolo cottura. In realtà si tratta di una parete attrezzata, che si chiude a serrandina con sotto tre mobiletti chiusi che nascondono il frigorifero, la pattumiera e delle stoviglie. Per mangiare, e come base d’appoggio è stato sistemato un tavolino con 4 sedie e un divanetto.
Quest’ultimo è un letto singolo con un ulteriore letto a scomparsa. Ovviamente noi abbiamo rinunciato al divanetto, per ché sui lettini ci dormono i figli.
Nella zona “notte” c’è il letto matrimoniale con l'armadio.
La porta del bagno è accanto all'angolo cottura. Il bagno è bello grande ed ha una cosa che io adoro: i sanitari sospesi. In effetti sono un po’ troppo altini, ma veramente, veramente comodi.
Tutta la camera è sul bianco-panna con i drappeggi in giallo-senape e i mobili in decapé.
In bagno gli accessori sono in materiale plastico di color arancio opaco.
C’è la TV ma non c’è SKY.
C’è il collegamento Internet ma non è WiFi.
Confesso di averle fatte queste considerazioni, ma un attimo dopo mi son fermata a riflettere che meno di 10 anni fa era impensabile trovare questi servizi in un albergo, eppure nessuno ne sentiva particolarmente la mancanza. Perché adesso o offri SKY o sei out? O contempli il servizio WiFi o non sei degno di essere menzionato nelle guide turistiche?
E invece quest’albergo offre un servizio, per me, unico nel suo genere (nel senso che finora non mi era mai capitato di vedere una cosa simile). Le cameriere delle camere per pulire non utilizzano la tradizionale aspirapolvere. Il tubo flessibile viene applicato direttamente ad una bocchetta posta nel muro della camera. Niente sacchetti, niente dispersione di polveri. Solo pulito ed igiene.
Neanche a dirlo che mi sono ripromessa di approfondire questo metodo fare le pulizie.

giovedì 4 novembre 2010

Siamo stati adottati



Come succede da ormai 3 anni e mezzo a questa parte, anche il week end appena passato, quello caratterizzato dalla notte di Halloween e dal ritorno dell’ora solare lo abbiamo trascorso nel nostro Paradiso personale, la nostra casetta di montagna.

Sabato sera, proprio mentre io constatavo, con orrore e sgomento, come la nostra Briciola fosse stata selvaggiamente colpita da una malattia “infettiva acuta e contagiosa”, la scarlattina, il resto della famiglia constatava con stupore e sorpresa come un cucciolo di cane, io non me ne intendo affatto ma oserei ipotizzare di razza bastarda, avesse eletto la nostra casa a sua casa.

Dal momento che da subito era apparso chiaro a tutti che l’ospite non avesse nessuna intenzione di abbandonare il campo, si è reso ovviamente necessario trovargli un nome. Così, non mi ricordo neanche bene come e perché, abbiamo iniziato a chiamarlo Palladipelo. C’è stato anche un tentativo di Rufus, ma lui rispondeva solo a Palladipelo.

Domenica sono uscita per andare in Paese a comperare le medicine per Briciolina, e mi ha fatto un certo effetto tornare a casa e trovarlo lì, dritto in veranda, e vedermelo poi correre incontro festante.

Non avendo a disposizione cibo per cani, lo abbiamo nutrito con quello che c’era in casa, grassetti scartati dalla braciolata, una salsiccetta cotta ad hoc con una cucchiaiata di ragù avanzato della pasta al forno, un paio di mestoli di zuppa di legumi… e quanto gli sono piaciuti i legumi! Gli avranno fatto male? Mah, io credo di no.

Lunedì siamo dovuti tornare a Roma. I bambini erano convinti che, una volta capito che ce ne stessimo andando, Palladipelo avrebbe fatto di tutto per saltare in macchina con noi. E avevano proprio ragione. Appena ha intuito che non l’avremmo portato con noi, è rientrato di corsa in giardino e si è messo seduto dritto al cancello. E ci guardava andare via. Poi è uscito dalle sbarre del cancello ed è corso dietro alla macchina per qualche centinaio di metri.

La pancia mi diceva di portarlo a casa. Ma, fortunatamente, la testa ha avuto la meglio. Grazie soprattutto a mio marito. Ma nulla può impedirci di sperare che Palladipelo decida di aspettarci per altri 10 giorni. Caspita! 10 giorni sono veramente tanti!
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