giovedì 16 dicembre 2010

Giveaway Spontex su Mammafelice e Machedavvero? e la mia casalinghitudine


Fino al 21 dicembre su mammafelice e su machedavvero? è in corso un bel giveaway di Spontex
Avete presente Ernie il Riccio che, per i 30 secondi della pubblicità, tenta di unirsi biblicamente con la spugnetta gialla e verde? Ecco! proprio quei prodotti lì.

Partecipare è molto semplice.
  • Basta lasciare un commento ai post scritti su mammafelice e su machedavvero?
  • Se si vuole ci si può iscrivere alla pagina Facebook di Ernie il Riccio e si può condividere il giveaway sul proprio blog o sui vari socialnetwork .

E questo giveaway incrociato mi ha dato lo spunto per parlare un po’ del mio lato B(io).

Non mi considero una casalinga né tanto meno disperata ma, da quando nel lontano gennaio 2008, ho iniziato la mia avventura nell’universo dei detersivi biologici, degli spruzzini all’aceto, quelli all’acido citrico, alla pasta di bicarbonato e alla scopa a vapore la cosa mi è sembrata subito palese è che gli straccetti e le spugnette dovessero essere di ottima, più che ottima qualità, e che non spargessero pelucchi ovunque.

Ho eletto (ma non solo io) ad “ottimo materiale” la microfibra. E allora è iniziata la mia collezione di straccetti in microfibra. 
Quelli con i “ditini” che grattano e trattengono lo sporco; quelli in microfibra liscia e morbida per asciugare e lucidare; quelli per spolverare e quelli per lavare vetri e specchi.

Sono pochi gli articoli “di marca” che finiscono dritti dritti nel mio carrello, ma le spugnette e gli straccetti sono quasi sempre della spontex perché sono belli, sono resistenti e, soprattutto, non spelano.

Ho scoperto quanto sia rilassante poter pulire tutta casa con un solo prodotto (facciamo due, va!), senza dover riempire lo scaffale dello stanzino (e il sottolavello della cucina) di flaconi e flaconcini, e doversi anche ricordare quale pulisca cosa.

Ho scoperto che, utilizzando prodotti biologici e naturali non mi squamo più come un rettile, e non vengo più aggredita da forti profumazioni sintetiche.

Ma la vera, grande rivelazione nelle pulizie domestiche è stata la scopa a vapore.

Che il vapore fosse un ottimo sistema igienizzante, sgrassante e pulente lo sapevo già, non vi sto certo rivelando chissà quale scoperta. Ma la cosa per me sorprendente è la facilità di utilizzo e di rapidità data da questo meraviglioso strumento. 
Considerate che io ero abituata al CentoGradi che aveva mia mamma al tempo della mia infanzia-prima adolescenza. Un elettrodomestico, grande, ingombrante, affatto maneggevole, e che gocciolava ovunque.

Ho visto che ultimamente di scope a vapore ne hanno messe in commercio di diversi tipi, e quasi tutte vengono vendute con una dotazione di pannetti e straccetti che, personalmente, neanche so dove siano finiti, perché ovviamente, mi ero già fatta la superscorta di quelli in microfibra…

lunedì 13 dicembre 2010

La mia nuova vita è iniziata così...

Tutti gli anni, in questo periodo, mi ritrovo a tirare le somme dell’anno che sta per finire, e questa volta più che mai mi viene spontaneo fare questi pensieri.


Il 2010 è stato un anno molto importante per me. 

Lo metterei tra quelli che hanno segnato una svolta nella mia vita: 
a marzo sono uscita dall’Azienda in cui ho lavorato per 15 anni, e in cui ormai non mi riconoscevo più.

A questo episodio dedico le mie riflessioni di fine anno.

Ho sempre saputo di avere avuto la mia parte di responsabilità in quel che mi è successo. La mia responsabilità è stata l’aver messo al mondo 3 figli; di aver trascorso tutte e tre le gravidanze a casa perché, per il bene dei miei bambini (che nessuno mi avrebbe ridato indietro, qualora qualcosa “fosse andato storto”), mi sono rifiutata di percorrere in macchina più di 50 km al giorno, per passare 6 ore a non saper bene cosa fare.

Ho sempre saputo che l’Ufficio Risorse Umane mi stesse alle costole già dai tempi della prima gravidanza (2002). Hanno impiegato sette anni e tre mesi, ma alla fine mi hanno scovata e mi hanno trasferita, senza diritto di replica, in un settore territoriale a svolgere un lavoro lontano anni luce da quella che era stata, fino a quel momento, la mia esperienza professionale.

Notare bene che la motivazione è stata “per fare efficienza”. Perché, in effetti, è risaputo che per fare efficienza occorre sradicare il personale dalla struttura “di sempre”, per destinarlo ad attività diametralmente opposte alle conoscenze e competenze fin lì acquisite.

Così è accaduto che un martedì pomeriggio del mese di giugno 2009, rientrando a casa, ricevetti la telefonata della Dott.sa Tal de’ Tali, che mi convocava per le 10 del giorno dopo ad un colloquio, per propormi una diversificazione professionale. Sta definizione non me la potrò mai scodare: diversificazione professionale. Queste due parole mi sono risuonate nella testa per mesi.

Tralascio ogni considerazione sul lavoro (che, alla fine, seppur diverso da quello cui ero abituata, poteva anche avere un suo risvolto interessante). Dico solo che io venivo da un ufficio in cui “fare gruppo”, collaborare e condividere erano le parole d’ordine, e invece mi sono ritrovata circondata da persone cui, per anni, era stato insegnato tutt’altro.

In 15 anni ho cambiato capi, colleghi, settori. Ho affrontato situazioni più o meno difficili, e sono sempre rimasta in piedi. Ma questa volta è stato diverso, molto diverso.

Ogni mattina, prendendo dal portafoglio il tesserino e timbrando al tornello mi ponevo queste due domande “Come si esce da questa situazione? Quando finirà quest’incubo?”. E nel momento in cui, a febbraio di quest’anno, mi sono resa conto di non avere vie d’uscita, sono crollata, rischiando di trascinarmi dietro le persone più importanti della mia vita.

E’ stato grazie a loro, invece, che ho trovato la forza di reagire e il coraggio di fare ciò che spesso dicevo a mo’ di sfogo, ma che non avrei mai creduto che avrei fatto davvero: “mollare tutto e ricominciare”.

Il 1 aprile è iniziata la mia nuova vita, fatta di nuove sfide, nuove prospettive e nuovi obiettivi.

Ed Esperire è uno di questi…

mercoledì 8 dicembre 2010

Ladri, ladruncoli e ladroni


Qualche giorno fa, sul forum di mammafelice, si parlava di “ladri”. Ladri che ti entrano in casa; ladri che ti forzano l’auto per rubare il navigatore (un tempo ci rubavano l’autoradio); ladri che l’auto te la portano via a notte fonda o in pieno giorno; ladri che, in autobus, ti sfilano il portafoglio dalla tasca anteriore del giaccone.


Ecco, queste sono tutte le situazioni che mi sono trovata a vivere nel corso dei miei …..nt’sette anni  di vita.

Mi ricordo benissimo che nel 1994 i ladri entrarono in casa ben due volte, una a capodanno e l’altra a Natale. 

Non ero ancora sposata e vivevo con la mamma. Rientrando a casa vidi la porta socchiusa e la luce accesa all’interno.

Processo di negazione e rimozione: ho continuato a salire le scale pensando “Uhh povera la signora del I piano… trovarsi i ladri in casa la notte di Capodanno!”.

A mezza rampa l’amara realizzazione, la porta violata non era quella del I piano ma del II, ovvero casa mia.

Lo spettacolo che si è aperto sotto ai miei occhi è stato qualcosa di indescrivibile e indimenticabile. Vestiti disseminati lungo tutto il corridoio; ante degli armadi spalancati; cassetti rovesciati; il frigorifero aperto e contenitori svuotati e lasciati lì sui ripiani; i cuscini dei divani buttati all’aria.

E questa scena si è ripetuta due volte a distanza di 364 giorni l’ una dall’altra.

4 novembre 2001. Incinta di sette mesi. Mio marito ed io avevamo appena trascorso un piacevolissimo pomeriggio in compagnia di amici. Si era pensato di andare a  mangiare una pizza ma, visto l’avanzato stato interessante, avevo come unico scopo quello di guadagnare una posizione semiorizzontale.

Possono essere tante le interpretazioni per questa scelta, di rinunciare alla pizza con gli amici e tornare velocemente a casa.

Fatto sta che arrivando al portone, vedemmo un uomo sulla trentina appoggiato al muretto del nostro giardino. La porta di casa era chiusa. Entrando vidi subito la gatta vicino alla sirena dell’antifurto che, anziché stare al suo posto attaccata al muro, giaceva in terra.

Processo di negazione e rimozione: come ha fatto la gatta a fare un salto così alto e sradicare dal muro lo stop con cui era ancorata la sirena?

Alla fine di questo logico pensiero, l’amara realizzazione che a sradicare la sirena non fosse stata la mia gatta e la scoperta che la finestra della camera da letto era stata violata. Qualcuno si era introdotto in casa nostra, proprio mentre noi entravamo dalla porta d’ingresso, e l’unica cosa che è riuscito ad arraffare è stato un portafoglio VUOTO dal cassetto del mio comodino.

Cosa sarebbe successo SE fossimo andati a mangiare quella famosa pizza?

Giugno 2003. Incinta di 3 mesi. Qualcuno si ricorda cosa fu l’estate 2003?
Un pomeriggio, verso le 15, come tutti i giorni a quell’ora, uscii di casa per andare a prendere Tommy al nido. E come tutti i pomeriggi, aprendo la porta di casa, ricevetti lo “schiaffo d’aria bollente” in pieno viso. E come sempre, mi mancò il fiato per 5 minuti.

Quel pomeriggio decisi di percorrere in macchina gli 800 metri che mi separavano dal nido.
Sono faticosamente arrivata nel punto in cui mio marito mi aveva indicato di aver parcheggiato la macchina, ma della mia meravigliosa FIAT 600, color celeste astrale, neanche l’ombra.

Processo di rimozione e negazione: “Non farò prendere mai più la mia macchina a mio marito che la parcheggia e poi non si ricorda dove!!”

Convinta che mio marito mi avesse perso la macchina, andai a impietosire il meccanico che aveva l’officina proprio davanti casa nostra, chiedendogli se, con il motorino, potesse fare il giro per la via alla ricerca della 600 perduta.


La mia gita in centro

Verso metà novembre, la mia amica Silvia ha pubblicato un post sul forum di mammafelice,  in cui chiedeva assistenza e supporto fotografico per un’intervista che avrebbe dovuto fare per Zebuk, ad una scrittrice americana, per la fine del mese.

Non so quale sia stato il sentimento che mi abbia spinta, ma ho risposto in un baleno all’appello. Anche questo fa parte della mia “nuova vita”, cogliere l’occasione. Non rinunciare più.

Così un venerdì mattina, lasciata la macchina al parcheggio della stazione della metropolitana, sono partita per la mia avventura. Perché per me, già l’idea di prendere i mezzi pubblici è un’avventura.

Sono arrivata quasi in orario (ho detto quasi!) all’appuntamento alla stazione Termini e… orrore!  Il luogo scelto per l’incontro, la libreria all’interno della Galleria Termini, è a due piani. A quale piano ci saremmo aspettate? Orrore due! La sera prima, Silvia ed io non abbiamo pensato a scambiarci i numeri di cellulare.

Nonostante tutto, ci siamo incontrate senza difficoltà alcuna.

La destinazione era Via di Santa Chiara, alle spalle del Pantheon. Quanto tempo che non arrivavo così in centro! Arrivate all’hotel in cui avrebbe avuto luogo l’intervista, l’atmosfera ha iniziato a caricarsi di un po’ d’ansia.


Silvia ha iniziato a raccontarmi chi fosse la scrittrice (Brunonia Berry) e quali libri avesse scritto (La lettrice bugiarda e La ragazza che rubava le stelle) e, alla fine, è arrivato il "nostro" turno. Si, perché erano interviste esclusive, ovvero un giornalista alla volta.

La Signora Barry si è rivelata immediatamente così gentile, disponibile e solare, che qualsiasi sentimento di “ansia da prestazione” è svanito all’istante.

Silvia è stata esemplare nello svolgimento dell’intervista, oserei quasi dire rilassata e divertita, e al tempo stesso molto professionale.

Al termine del lavoro, Silvia ed io, dopo aver rischiato di perderci tra le vie del centro, abbiamo festeggiato l’evento e suggellato il sodalizio davanti ad una mega insalatona e zeppoline con nutella.

lunedì 6 dicembre 2010

Un tranquillo week end di dicembre


Il week end appena trascorso è stato pieno di attività… domestiche e culinarie.

L’evento principale è stato sicuramente l’arrivo della nuova lavastoviglie, accolta come una super star, che già ha iniziato a darci grandi soddisfazioni.

Non ci siamo fatti mancare le solite 4 ore passate tra uomini primitivi e moltiplicazioni a due cifre oltre alla grammatica italiana e la coniugazione dei verbi. Il tutto accompagnato dagli show della Briciola che, felice, si preparava per andare in cavanza, con tutti i bambolotti al seguito.

Abbiamo, ovviamente, sedato anche tre o quattro risse e sventato due o tre agguati ma, tutto sommato, siamo rimasti tutti illesi.

Il Calendario dell’Avvento ha svelato un simpatico adesivo, decorativo per la cameretta di Briciola, la cui parte centrale è una lavagna su cui si può scrivere e riscrivere tutte le volte che si vuole.

E poi, mi sono notevolmente dilettata in cucina.

Particolare successo hanno ottenuto le pizzette soffici, realizzate seguendo la ricetta che mi ha passato la mia amica Lu (la fonte è un ricettario Bimby). Molto semplice ma di grande effetto.



Condivido la ricetta (rielaborata per chi il Bimby non ce l’ha).

Ingredienti
250 g mozzarella a temperatura ambiente
250 g farina
25 g lievito di birra
60 g acqua calda
40 g olio d'oliva
1 cucchiaino di sale
1/2 cucchiaino di zucchero
pomodorini di pachino
origano

Procedimento
Frullare la mozzarella con il lievito.
Aggiungere farina, sale, zucchero, acqua, olio  e impastare.
Lasciare lievitare (basta anche solo una mezz’ora, anche se io l’ho lasciata un po’ di più).
Preriscaldare il forno a 170°
Formare delle palline e adagiarle sulla placca ricoperta con carta da forno. Schiacciarle e condire con abbondante origano, sale e olio. Mettere al centro mezzo pomodorino.
Infornare per 15-20 minuti.

Noi ci abbiamo fatto merenda, e sono sparite in 5 minuti.

Più ostico il tema verdure. Ad ogni modo ho preparato 4 splendide ricettine con gli ingredienti di Zolle.

  • Pasta con cavolfiori e pomodori
  • Arrosto di manzo
  • Sformato di cavolfiori e indivia
  • Minestra di riso e indivia


Anche queste molto semplici da realizzare ma molto gustose. Sarà che io ho una passione per i cavolfiori... Diciamo che io ho una passione per le verdure in generale! 

Lo dico subito, i miei figli non hanno fatto il triplo salto carpiato, con il sorriso a 28 denti stampato sui loro volti. Ma almeno hanno provato nuovi sapori.

Ecco la ricetta di riso e indivia


Ingredienti
Una cipolla
Una carota viola (di cui, a breve, vi racconterò dettagliatamente)
Mezzo cespo di indivia
Pomodori san marzano
Riso biodinamico semilavorato

Procedimento
Tritare finemente la cipolla e la carota
Soffriggere con olio e poca acqua
Quando il battuto sarà ammorbidito, ma non colorito, aggiungere i pomodori, precedentemente sbollentati e sbucciati, tagliati a pezzetti.
Far asciugare l’acqua dei pomodori e aggiungere le foglie di indivia, ben sciacquate e spezzettate.
Far asciugare anche l’acqua della verdura. Aggiungere un paio di bicchieri d’acqua e il sale.
Alla ripresa del bollore, aggiungere il riso e far cuocere lentamente.
A fine cottura, il riso deve risultare morbido ma non particolarmente brodoso.

E da oggi, iniziamo a preparare le decorazioni di Natale.

giovedì 2 dicembre 2010

5 anni fa

Sono passati già 5 anni. Sono passati solo 5 anni.

Ho sempre pensato che questo arcobaleno me l’abbia mandato tu quella mattina, in cui tornavo dal cimitero. Ero a due curve da casa e lui era lì, nitido, inconfondibile… e allora mi sono ricordata di quando mi hai trascinata a vedere “Sogni” di Kurosawa, ed ho sentito un dolore qui, in pieno petto.

Non l’avrei mai creduto, ma sono riuscita ad andare avanti. E, per quanto io abbia creduto di impazzire, di soccombere al dolore, sono ancora qui.

Hai lasciato Tommy che aveva appena iniziato la materna, nella scuola del quartiere, ti ricordi? Però poi, alla fine non ci piacevano le insegnanti e il metodo adottato, e lo abbiamo mandato alla montessori al Nuovo Salario. E adesso è uno scolaretto di terza elementare.
Ha dimostrato da subito una propensione per la matematica e le scienze, mi sa che non ha ripreso da nessuna di noi due, però usa benissimo i congiuntivi. Vedessi quanto è bravo!  Ma io lo so, che tu lo vedi…

Francesco invece camminava appena. E’ un’esplosione di gioia e di vita quel bambino. Una ne fa e centomila ne pensa, però alla fine le realizza tutte quante!  E’ un creativo, un artista, curioso del mondo e di tutte le sue espressioni. Ogni giorno mi sorprende con qualcosa di nuovo.

E poi… tu non l’hai conosciuta. Anzi, è lei che non ti ha mai vista, però ora inizia a dire “onna Chittana”… e mi guarda con gli occhietti a punto interrogativo, come a dire “chi è onna Chittana?”.

Mi hai insegnato che l’invidia è un brutto, bruttissimo sentimento, perché per una cosa che ho in meno degli altri, ne ho centomila in più… ma tu questo concetto lo esprimevi molto meglio di come abbia fatto io adesso. 
Ed effettivamente l’invidia è un sentimento che non mi è mai appartenuto, fino ad ora…

Mi manchi tanto, Mamma!

mercoledì 1 dicembre 2010

Dicembre


E’ iniziato Dicembre e, anche se avrei voluto prepararlo per tempo e con maggior cura dei dettagli, abbiamo già appeso alla finestra il nostro calendario dell’Avvento.

Ad onor del vero, ho riutilizzato quello che avevo realizzato un anno fa, con una coperta IKEA e del tessuto a quadretti bianchi e rossi. I numeri mancavano l’anno scorso e continuano a mancare anche quest’anno, ma non è detta l’ultima parola: magari prima del 24 dicembre sarò riuscita ad incollarne i numeri “dei miei sogni “ (nel senso che me li sogno, ma non li ho ancora trovati), tanto più che ho la pistolina per la colla a caldo da inaugurare…

Le taschine non le ho riempite di dolcetti ma di giochini, più o meno educativi come, ad esempio, due scatoline di tangram (quanti ricordi!!), due coppie di elastici per i codini, soldatini e alieni di Toy Story, degli speciali gessetti da lavagna (di Imaginarium), tre librini cartonati con le allacciature (asola e bottone, bottone a pressione e velcro), degli stickers  per decorare la cameretta dei maschietti e una lavagna adesiva per la Briciola (io lo so che me ne pentirò amaramente), delle decorazioni in gel con immagini natalizie e, per finire,  un ombrellino e paraorecchie di Minnie.

Ovviamente mi sono lasciata prendere la mano e da che cercavo dei giochini “piccini” sono tornata a casa con un barattolo di 92 soldatini (quelli verdi, quelli della nostra generazione, riportati in auge da Toy Story), l’ombrellino, e altre amenità alquanto ingombranti, e le taschine del mio calendario sono quelle che sono, stortignaccole e piccole, e allora?

Breve momento di panico, al termine del quale ho afferrato dal cassetto della cucina un paio di forbici e dei gioconi ho tagliato l’etichetta. Ecco, si! Nelle taschine ho infilato le etichette e i relativi giochini li ho incartati con la velina e li ho messi in una scatola nell’armadio di papà etichettati con il numero del giorno di dicembre assegnato. 

Così sarà un Avvento con Caccia al Tesoro.
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