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domenica 26 giugno 2011

Ieri, oggi e domani (57 di 365)


Ieri sera non trovavo il tuo certificato medico. Evento simbolico della mia difficoltà a farti partire.
Immaginavo che l’avrei trovato in qualche scomparto della borsa, tutto stropicciato, a conferma del mio rifiuto di lasciarti andare via.
Poi l’illuminazione. Ho aperto il quaderno dei miei progetti, e il prezioso foglietto era lì, perfettamente spiegato e affatto sgualcito. E allora ho capito di essere, inconsciamente, migliore di quanto non pensi.

Oggi pomeriggio inizierà la tua nuova avventura. Questa è la terza volta che parti per due settimane di vacanza “da grande” ma, per me, è come fosse la prima.

Domani, svegliandomi e realizzando di avere un bicchiere di latte in meno da preparare, sentirò un tuffo al cuore.
Domani inizierà il mio segreto e silenzioso countdown.
Domani , pur avendo la certezza che starai benissimo, che ti divertirai tantissimo, che farai nuove esperienze e vivrai momenti indimenticabili, potrò farmi il mio piantarello in santa pace!

Comunicazione di servizio
Che io sia una mamma tutta d’un pezzo, forte, coraggiosa, etc. etc . è un enorme bluff… I prossimi saranno i quattordici giorni più difficili di tutto l’anno. Saranno, pertanto, graditi tutti i comportamenti reali e virtuali in grado di mantenere alto l’umore e di scacciare la malinconia.

mercoledì 8 dicembre 2010

Ladri, ladruncoli e ladroni


Qualche giorno fa, sul forum di mammafelice, si parlava di “ladri”. Ladri che ti entrano in casa; ladri che ti forzano l’auto per rubare il navigatore (un tempo ci rubavano l’autoradio); ladri che l’auto te la portano via a notte fonda o in pieno giorno; ladri che, in autobus, ti sfilano il portafoglio dalla tasca anteriore del giaccone.


Ecco, queste sono tutte le situazioni che mi sono trovata a vivere nel corso dei miei …..nt’sette anni  di vita.

Mi ricordo benissimo che nel 1994 i ladri entrarono in casa ben due volte, una a capodanno e l’altra a Natale. 

Non ero ancora sposata e vivevo con la mamma. Rientrando a casa vidi la porta socchiusa e la luce accesa all’interno.

Processo di negazione e rimozione: ho continuato a salire le scale pensando “Uhh povera la signora del I piano… trovarsi i ladri in casa la notte di Capodanno!”.

A mezza rampa l’amara realizzazione, la porta violata non era quella del I piano ma del II, ovvero casa mia.

Lo spettacolo che si è aperto sotto ai miei occhi è stato qualcosa di indescrivibile e indimenticabile. Vestiti disseminati lungo tutto il corridoio; ante degli armadi spalancati; cassetti rovesciati; il frigorifero aperto e contenitori svuotati e lasciati lì sui ripiani; i cuscini dei divani buttati all’aria.

E questa scena si è ripetuta due volte a distanza di 364 giorni l’ una dall’altra.

4 novembre 2001. Incinta di sette mesi. Mio marito ed io avevamo appena trascorso un piacevolissimo pomeriggio in compagnia di amici. Si era pensato di andare a  mangiare una pizza ma, visto l’avanzato stato interessante, avevo come unico scopo quello di guadagnare una posizione semiorizzontale.

Possono essere tante le interpretazioni per questa scelta, di rinunciare alla pizza con gli amici e tornare velocemente a casa.

Fatto sta che arrivando al portone, vedemmo un uomo sulla trentina appoggiato al muretto del nostro giardino. La porta di casa era chiusa. Entrando vidi subito la gatta vicino alla sirena dell’antifurto che, anziché stare al suo posto attaccata al muro, giaceva in terra.

Processo di negazione e rimozione: come ha fatto la gatta a fare un salto così alto e sradicare dal muro lo stop con cui era ancorata la sirena?

Alla fine di questo logico pensiero, l’amara realizzazione che a sradicare la sirena non fosse stata la mia gatta e la scoperta che la finestra della camera da letto era stata violata. Qualcuno si era introdotto in casa nostra, proprio mentre noi entravamo dalla porta d’ingresso, e l’unica cosa che è riuscito ad arraffare è stato un portafoglio VUOTO dal cassetto del mio comodino.

Cosa sarebbe successo SE fossimo andati a mangiare quella famosa pizza?

Giugno 2003. Incinta di 3 mesi. Qualcuno si ricorda cosa fu l’estate 2003?
Un pomeriggio, verso le 15, come tutti i giorni a quell’ora, uscii di casa per andare a prendere Tommy al nido. E come tutti i pomeriggi, aprendo la porta di casa, ricevetti lo “schiaffo d’aria bollente” in pieno viso. E come sempre, mi mancò il fiato per 5 minuti.

Quel pomeriggio decisi di percorrere in macchina gli 800 metri che mi separavano dal nido.
Sono faticosamente arrivata nel punto in cui mio marito mi aveva indicato di aver parcheggiato la macchina, ma della mia meravigliosa FIAT 600, color celeste astrale, neanche l’ombra.

Processo di rimozione e negazione: “Non farò prendere mai più la mia macchina a mio marito che la parcheggia e poi non si ricorda dove!!”

Convinta che mio marito mi avesse perso la macchina, andai a impietosire il meccanico che aveva l’officina proprio davanti casa nostra, chiedendogli se, con il motorino, potesse fare il giro per la via alla ricerca della 600 perduta.


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