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sabato 5 marzo 2011

Il Battesimo del Bento (34 di 365)


Ieri sera è arrivato il primo pacchetto contenente le mie Bentosità, acquistato su Amazon:
un libro di ricette in francese, ma molto ben comprensibile nelle descrizioni, e corredato di belle foto; 
un bento box a due piani con cintina;
un stampino per onigiri di riso cilindrici;
delle boccettine per salse a forma di pesce;
dei piccoli picks colorati;
un paio di posate
uno stampino per modellare l’uovo sodo a forma di stella
una stellina per tagliare formine di pane.

I pacchetti di Casa Bento spero proprio arrivino la prossima settimana.

Stamattina, prima che una telefonata stravolgesse tutti i miei programmi, mi sono messa all’opera nella realizzazione del mio primo bento.

Onigiri di Riso: Leggendo varie ricette sui siti “specializzati”, mi sono resa conto che per fare gli Onigiri è necessario il riso tipo originario. Chicco piccolo e tondo. Prima variante sul tema (ma da qualche parte ho letto che si poteva fare): ho usato il riso basmati. L’ho fatto lessare. L’ho scolato. Ho unito una manciatina di pisellini primavera precedentemente lessati in acqua. L’ho messo nel pressino e via in frigo. Una volta sformato nel piatto, l’ho cosparso di semi di sesamo tostati.

Mini cubi di pesce “rosa”: in un padellino ho fatto rosolare un cuore di nasello congelato con un filino d’olio, fino a che non l’ho sentito morbido e non ho visto una leggera crosticina. L’ho trasferito su un piattino e l’ho tagliato a tartare. Nello stesso padellino, ho fatto cuocere una cucchiaiata di salsa di pomodoro cui ho aggiunto dei pisellini lessati. Ho rimesso il pesce nel padellino, fino a che non ha assorbito tutto il pomodoro, colorandosi di rosa. Una volta freddato, ho modellato con le mani i mini cubetti.

Uovo sodo a stella: come indicato nelle istruzioni dello stampino, ho cotto l’uovo e l’ho sbucciato e, ancora bollente, l’ho inserito nello stampo a forma di stella e l’ho messo in frigorifero.

Il mio primo Bento Bruch prevedeva anche una manciata di cicoria ripassata, un arcobaleno di frutta di stagione (mele arance e kiwi… prima o poi arriveranno le pesche, le albococche, le ciliegie, il melone… basta con mele-arance-kiwi!!) e un biscottino Ringo.

Considerata la piega che ha preso la mattinata, mi ritengo fortunata per essere riuscita a consumare il mio bento alle 14.20, anche se su un piattino e non nel bento box.

Ad ogni modo, da questo primo esperimento ho tratto le seguenti considerazioni:
1. le porzioni sono solo apparentemente piccole, perché io mi son saziata benissimo, senza neanche aver mangiato la cicoria e la frutta
2. devo applicarmi maggiormente, perché come sfruttare al meglio il doppio livello del bento box è per me ancora un mistero! 

lunedì 28 febbraio 2011

Potere del WEB, ovvero Bento Time (32 di 365)



Una delle cose che trovo più belle e romantiche del web è la circolazione delle idee, la diffusione delle informazioni, la condivisione delle esperienze.

Ad esempio, se non avessi letto questo articolo di Silvia, molto probabilmente ancora adesso ignorerei l’esistenza dei bento box e il loro utilizzo.

Invece l’articolo l’ho letto; come accade 9 volte su 10 mi sono entusiasmata, ho bombardato la mia compagna di avventure di domande più o meno intelligenti (sto ancora pensando quale fosse la domanda intelligente!); ho aperto e chiuso il sito di Casa Bento una trentina di volte in 2 giorni. Ma alla fine ieri mattina ho concluso il mio primo ordine a scatola chiusa o meglio, a bento chiuso…

Già stamattina ho iniziato a pensare agli ennemila accessori che ho dimenticato di ordinare, primo tra tutti la scatolina magica, in grado di trasformare un banale uovo sodo in una deliziosa faccina di Winnie The Pooh. Quanto prima dovrò rimediare.

Adesso non mi resta altro che aspettare che mi venga consegnato il mio bel pacchetto, ma per ingannare il tempo ho già iniziato a spulciare il web (questa fonte inesauribile di informazioni) per studiare come si prepari un Bento.

Quel che mi è parso subito chiaro è che il Bento sia, primo fra tutti, una filosofia (come il 99% di tutto ciò che proviene dal Giappone), in grado di coniugare la necessità di nutrire il corpo appagando innanzi tutto lo spirito, attraverso lo sguardo. Non si avranno, quindi, 3 etti e mezzo di spaghetti ajo e ojo, né un quarto di bue alla scottadito, ma involtini, bocconcini, rotolini variamente decorati con spezie verdure intagliate e oggettini colorati.

A questa nobile e antica arte della preparazione e della presentazione dei cibi affido il mio bisogno di perdere qualche chiletto. Perché io le diete non riesco più a seguirle ma, mangiare poco e divertendomi, sicuramente riuscirò a farlo!

E ora che la teoria l’ho imparata per benino, non vedo l’ora di mettere tutto in pratica.
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