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giovedì 26 giugno 2014

Che lavoro fai, mamma?


Un paio di settimane fa, sono stata in classe di Michela perché, per tradizione, i genitori dei bambini dell’ultimo anno della materna sono invitati a raccontare il loro lavoro.
Non avendo partecipato quando, ai tempi di Tommaso, lavoravo in Telecom Italia, figuriamoci se pensavo di propormi quest’anno, che ancora non ho deciso cosa fare da grande… Ma Michela, a differenza del fratello, ha talmente insistito che non ho avuto il coraggio di dirle di no.

E mo? Ho pensato… che lavoro faccio, io? Sarebbe stato facile parlare del mio lavoro ai tempi di Telecom Italia. Triste e grigio, ma facile. Già più complicato all’epoca di Bio’n’Happy, la società di produzione e vendita di pannolini lavabili e prodotti per l’infanzia che ho contribuito a creare ma di cui, già da un paio d’anni, non faccio più parte. Ma adesso? Adesso che non sono (e non mi sento) né carne né pesce, che lavoro faccio?!

Così, per prepararmi ad affrontare 25 microindividui, di età compresa tra i 3 e i 6 anni (più 3 che 6!), ho iniziato a riflettere alle mille parti in commedia che faccio quotidianamente, e mi sono soffermata su quella che mi piace e mi appassiona di più (No, non ci provate: la mamma non è un lavoro! Io non conosco una donna che farebbe la mamma per denaro!!).

martedì 22 marzo 2011

Il soffitto di cristallo (39 di 365)

Venerdì pomeriggio, girovagando per il centro commerciale delle mie parti (galleria Porta di Roma, tanto per intenderci), mi sono imbattuta in una delle “solite” installazioni che periodicamente si alternano al primo piano. Sotto Natale avevano piazzato l’orso di peluche più grande del mondo… qualcosa come 18 metri per 2 di pelosa morbidezza!

Da lontano non sono riuscita a capire cosa fosse… A guardarlo così avrei detto un corridoio formato da una sequenza di porte di metallo. Ma il suo significato mi è rimasto alquanto oscuro, fino a che non gli sono andata davanti.

La didascalia recitava più o meno così "IL SOFFITTO DI CRISTALLO - Il soffitto di cristallo è la mostra-evento dedicata alle disparità di genere nel mondo lavorativo”.
Si tratta della rappresentazione visivo-metaforica delle difficoltà che le donne incontrano durante la loro carriera professionale.

Due lunghi corridoi paralleli, apparentemente uguali, rappresentano la vita professionale dell’uomo e della donna. Ma la seconda, pur vedendo il cielo sopra di sé, non si accorge di avere un’invisibile e spessa barriera che ne ostacola inevitabilmente il percorso.

Sulle donne nel mondo del lavoro è stata già scritta tanta letteratura, che ho pensato il mondo non stesse qui ad aspettare i miei sproloqui in proposito. Ciononostante non ho potuto fare a meno di rimanere a lungo a riflettere davanti a quest’opera.

Il mio pensiero è corso immediatamente a mia figlia che, mentre ero lì in piedi davanti al corridoio di metallo, dormiva angelica nel carrello dell’Auchan.

Nello spazio di un secondo ho augurato alla mia piccina, e a tutte le piccine di oggi che saranno le donne di domani, di non essere mai ostacolate da un soffitto di cristallo.
Se non percorreranno una strada, vorrei che non lo facessero per loro libera scelta. Nel futuro che vorrei per mia figlia, non ci saranno più datori di lavoro che faranno firmare anticipatamente una lettera di dimissioni, da tirare fuori in caso di una gravidanza.

Il mio desiderio più grande è che mia figlia possa dirsi sempre orgogliosa di essere donna, e di non venire mai penalizzata per questo.

giovedì 27 gennaio 2011

Dal SAP alla sala taglio (14 di 365)


A chiunque avesse azzardato a dirmelo, avrei risposto “ma te sei matto proprio!!”.

Io che un anno fa lavoravo dietro ad una scrivania, con gli occhi incollati sul pc a smanettare sul sistema integrato aziendale;
Io che mi emozionavo quando riuscivo a “far girare” una formula su excel. Bè veramente sta cosa è così ancora oggi!
Io che ho sempre avuto non poche difficoltà con i lavoretti manuali.

Ebbene io, proprio io, mi sono ritrovata a tagliare metri e metri di tessuto. Ed è stata una vera, grande soddisfazione.

Com’è che si dice? Necessità fa virtù? E virtù è stata, visto e considerato che il laboratorio, che altre volte ci aveva supportato nel taglio, questa volta non ci ha potuto dare la disponibilità immediata. Per fortuna ci hanno tagliato i rotoloni in pezze più “maneggevoli”.

E così, dotata di piano di taglio e armata di rotella, mi sono lanciata in questa nuova avventura: tagliare i “nostri” tessuti.

A fare le strisce dritte son bravi tutti…
Seeeee!!! Magari fosse così facile… però dai! basta prenderci un po’ la mano e il gioco è fatto.

Ma non avevo mica solo pezze dritte da tagliare. E siccome la necessità (sempre lei!) aguzza l’ingegno, dalla falegnameria sotto casa mi sono fatta realizzare la sagoma in compensato per tagliare i pezzi per cui avrei dovuto utilizzare il cartamodello e gli spilli e… e quando mi passava più?

Bè, almeno adesso so che, in caso di necessità, sono capace di tenere in mano la rotella e ottenere da un tessuto delle pezze “utilizzabili”.

lunedì 13 dicembre 2010

La mia nuova vita è iniziata così...

Tutti gli anni, in questo periodo, mi ritrovo a tirare le somme dell’anno che sta per finire, e questa volta più che mai mi viene spontaneo fare questi pensieri.


Il 2010 è stato un anno molto importante per me. 

Lo metterei tra quelli che hanno segnato una svolta nella mia vita: 
a marzo sono uscita dall’Azienda in cui ho lavorato per 15 anni, e in cui ormai non mi riconoscevo più.

A questo episodio dedico le mie riflessioni di fine anno.

Ho sempre saputo di avere avuto la mia parte di responsabilità in quel che mi è successo. La mia responsabilità è stata l’aver messo al mondo 3 figli; di aver trascorso tutte e tre le gravidanze a casa perché, per il bene dei miei bambini (che nessuno mi avrebbe ridato indietro, qualora qualcosa “fosse andato storto”), mi sono rifiutata di percorrere in macchina più di 50 km al giorno, per passare 6 ore a non saper bene cosa fare.

Ho sempre saputo che l’Ufficio Risorse Umane mi stesse alle costole già dai tempi della prima gravidanza (2002). Hanno impiegato sette anni e tre mesi, ma alla fine mi hanno scovata e mi hanno trasferita, senza diritto di replica, in un settore territoriale a svolgere un lavoro lontano anni luce da quella che era stata, fino a quel momento, la mia esperienza professionale.

Notare bene che la motivazione è stata “per fare efficienza”. Perché, in effetti, è risaputo che per fare efficienza occorre sradicare il personale dalla struttura “di sempre”, per destinarlo ad attività diametralmente opposte alle conoscenze e competenze fin lì acquisite.

Così è accaduto che un martedì pomeriggio del mese di giugno 2009, rientrando a casa, ricevetti la telefonata della Dott.sa Tal de’ Tali, che mi convocava per le 10 del giorno dopo ad un colloquio, per propormi una diversificazione professionale. Sta definizione non me la potrò mai scodare: diversificazione professionale. Queste due parole mi sono risuonate nella testa per mesi.

Tralascio ogni considerazione sul lavoro (che, alla fine, seppur diverso da quello cui ero abituata, poteva anche avere un suo risvolto interessante). Dico solo che io venivo da un ufficio in cui “fare gruppo”, collaborare e condividere erano le parole d’ordine, e invece mi sono ritrovata circondata da persone cui, per anni, era stato insegnato tutt’altro.

In 15 anni ho cambiato capi, colleghi, settori. Ho affrontato situazioni più o meno difficili, e sono sempre rimasta in piedi. Ma questa volta è stato diverso, molto diverso.

Ogni mattina, prendendo dal portafoglio il tesserino e timbrando al tornello mi ponevo queste due domande “Come si esce da questa situazione? Quando finirà quest’incubo?”. E nel momento in cui, a febbraio di quest’anno, mi sono resa conto di non avere vie d’uscita, sono crollata, rischiando di trascinarmi dietro le persone più importanti della mia vita.

E’ stato grazie a loro, invece, che ho trovato la forza di reagire e il coraggio di fare ciò che spesso dicevo a mo’ di sfogo, ma che non avrei mai creduto che avrei fatto davvero: “mollare tutto e ricominciare”.

Il 1 aprile è iniziata la mia nuova vita, fatta di nuove sfide, nuove prospettive e nuovi obiettivi.

Ed Esperire è uno di questi…
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