Tutti gli anni, in questo periodo, mi ritrovo a tirare le somme dell’anno che sta per finire, e questa volta più che mai mi viene spontaneo fare questi pensieri.
Il 2010 è stato un anno molto importante per me.
Lo metterei tra quelli che hanno segnato una svolta nella mia vita:
a marzo sono uscita dall’Azienda in cui ho lavorato per 15 anni, e in cui ormai non mi riconoscevo più.
A questo episodio dedico le mie riflessioni di fine anno.
Ho sempre saputo di avere avuto la mia parte di responsabilità in quel che mi è successo. La mia responsabilità è stata l’aver messo al mondo 3 figli; di aver trascorso tutte e tre le gravidanze a casa perché, per il bene dei miei bambini (che nessuno mi avrebbe ridato indietro, qualora qualcosa “fosse andato storto”), mi sono rifiutata di percorrere in macchina più di 50 km al giorno, per passare 6 ore a non saper bene cosa fare.
Ho sempre saputo che l’Ufficio Risorse Umane mi stesse alle costole già dai tempi della prima gravidanza (2002). Hanno impiegato sette anni e tre mesi, ma alla fine mi hanno scovata e mi hanno trasferita, senza diritto di replica, in un settore territoriale a svolgere un lavoro lontano anni luce da quella che era stata, fino a quel momento, la mia esperienza professionale.
Notare bene che la motivazione è stata “per fare efficienza”. Perché, in effetti, è risaputo che per fare efficienza occorre sradicare il personale dalla struttura “di sempre”, per destinarlo ad attività diametralmente opposte alle conoscenze e competenze fin lì acquisite.
Così è accaduto che un martedì pomeriggio del mese di giugno 2009, rientrando a casa, ricevetti la telefonata della Dott.sa Tal de’ Tali, che mi convocava per le 10 del giorno dopo ad un colloquio, per propormi una diversificazione professionale. Sta definizione non me la potrò mai scodare: diversificazione professionale. Queste due parole mi sono risuonate nella testa per mesi.
Tralascio ogni considerazione sul lavoro (che, alla fine, seppur diverso da quello cui ero abituata, poteva anche avere un suo risvolto interessante). Dico solo che io venivo da un ufficio in cui “fare gruppo”, collaborare e condividere erano le parole d’ordine, e invece mi sono ritrovata circondata da persone cui, per anni, era stato insegnato tutt’altro.
In 15 anni ho cambiato capi, colleghi, settori. Ho affrontato situazioni più o meno difficili, e sono sempre rimasta in piedi. Ma questa volta è stato diverso, molto diverso.
Ogni mattina, prendendo dal portafoglio il tesserino e timbrando al tornello mi ponevo queste due domande “Come si esce da questa situazione? Quando finirà quest’incubo?”. E nel momento in cui, a febbraio di quest’anno, mi sono resa conto di non avere vie d’uscita, sono crollata, rischiando di trascinarmi dietro le persone più importanti della mia vita.
E’ stato grazie a loro, invece, che ho trovato la forza di reagire e il coraggio di fare ciò che spesso dicevo a mo’ di sfogo, ma che non avrei mai creduto che avrei fatto davvero: “mollare tutto e ricominciare”.
Il 1 aprile è iniziata la mia nuova vita, fatta di nuove sfide, nuove prospettive e nuovi obiettivi.
Ed Esperire è uno di questi…
