lunedì 28 luglio 2014

La valigia perfetta è la valigia "impacchettata"


Se luglio è il mese delle vacanze in cui ogni membro della nostra famiglia se ne va a zonzo, più o meno per conto proprio (vabbè dai, più o meno!!), agosto invece è il mese in cui ci riuniamo tutti e 5 sul Cucuzzolo. E andare tutti e 5 sul Cucuzzolo per un mese intero equivale ad effettuare un vero e proprio trasloco.

Dice “ma ci andate talmente tanto spesso che avrete tutto il necessario lassù”. Si fa presto a dire tutto il necessario! Io sono un’ottimista di natura per cui, ogni anno, faccio in modo di lasciare una dotazione di vestiti per tutti, per tutte le stagioni ma, da un anno all’altro, i 3/5 della famiglia trovano inutilizzabile la quasi totalità del contenuto dei loro armadi, quindi bisogna portarsi tutto da Roma.

L’anno scorso, dopo aver svuotato la ventesima valigia, in cui sembrava che un furetto avesse corso la millemiglia in tondo e a piedi, ho (più o meno casualmente) scoperto che per tenere armadi, e quindi valigie, perfettamente in ordine basta piegare i vestiti a pacchetto

domenica 27 luglio 2014

Quando i fratelli vanno in vacanza


Se quella che è appena finita è stata la settimana del campo dei Lupetti, è stata anche quella in cui una terzogenita si è ritrovata, temporaneamente, ad essere l’unica.
E io me la sono proprio goduta questa unicità.

Ob torto collo, ho fatto cose con lei cose che di solito evito come la peste, e mi sono resa conto che ho sempre fatto male.
Me la sono portata dietro ovunque. L’ho costretta a situazioni estenuanti e noiose (la riparazione del lavandino di una cucina, la fila alla scuola media per la consegna della pagella di Francesco, un giro in banca, e un intero pomeriggio di lavoro, senza poter fare un fiato) che perfino Tantalo avrebbe fatto fatica a sopportare. 

sabato 26 luglio 2014

Quando i figli vanno al campo... #nessunanuovabuonanuova


Ringraziando Dio, la settimana più lunga dell’anno sta volgendo al termine. Tra poco più di 12 ore riavrò intorno i miei ragazzi partiti, stando al mio cuore, una vita fa.

Zaino in spalla, domenica scorsa, ci siamo presentati all’appuntamento con mezz’ora di anticipo, e poi sono partiti con mezz’ora di ritardo. 
Risalendo in macchina, ho trovato un portapranzo che deve essere scivolato fuori dallo zainetto. Stringendo quei panini tra le mani non ho saputo trattenere le lacrime. In realtà credo che non aspettassi altro!

Per fortuna è stata una settimana piena di impegni, appuntamenti, incombenze da sbrigare e progetti da sviluppare perché, altrimenti, mica lo so come sarei sopravvissuta. 
D’altra parte io sono quella del mantra #nessunanuovabuonanuova mica del #evvivasisonolevatidaipiedi.

Dietro un figlio, o meglio mio figlio, lasciato libero di andare per la sua strada, ci sarei io-mamma che vorrei corrergli dietro per poterlo proteggere e sorreggere in ogni momento di reale o presunta difficoltà. Dietro mio figlio, lasciato libero di andare per la sua strada, fortunatamente ci sono io-figlia che non finirò mai di ringraziare mia madre per avermi da sempre reso una persona indipendente, e per avermi insegnato a vivere la libertà. 
E solo adesso mi rendo conto di quanti rosari debba aver sgranato mamma durante la mia adolescenza.

Resta il fatto che avrei tanto voluto essere lì quando Tommaso ha presentato la nuova canzone per la preghiera del pranzo, o quando Francesco ha raccontato la vita di non so quanti Papi.

Avrei voluto essere lì e partecipare anche io al gioco dei mimi inventato da Tommaso, e avrei voluto essere accanto a Francesco nella sua battaglia contro il rifiuto del cibo (quello sano che ovviamente non gli piace!).

Avrei voluto essere lì per vedere la loro espressione nello scoprire di aver lasciato a casa la polo della divisa e il k-way (nonostante mi fossi tanto raccomandata di spuntare un’altra volta l’elenco del materiale). Sì perché quest’anno gli zaini li hanno preparati interamente da soli, mentre il mio unico contributo è stato quello di lavare, stirare e impacchettare i vestiti. Anche questo fa parte del cammino di crescita scout: occuparsi delle proprie necessità senza delegare ad altri, tanto per avere un capro espiatorio nel caso qualcosa non giri per il verso giusto. E io sono stata ben felice di lasciarli liberi anche di dimenticarsi qualche cosa!

Domani torneranno a casa, con due zaini da svuotare e un campo intero da raccontare. Ma adesso mi piace immaginarli nella loro ultima notte a Cardito, che per qualcuno sarà proprio l’ultima notte nel Branco.


Buona caccia e buona strada, figli miei

mercoledì 23 luglio 2014

Preparativi per la prima elementare: cosa serve?


Archiviata per sempre la scuola materna, mi sto preparando (non solo psicologicamente) a vivere il terzo giro di scuola elementare ma non ho alcuna intenzione di elencare (né per me né per voi, sventurati lettori delle mie peripezie, più mentali che fisiche, sulla “adolescengenitorialità) ciò che sia assolutamente fondamentale (o decisamente inutile) acquistare, per prepararsi al grande giorno.

Dopo 6 anni di onorato servizio prestato alla scuola primaria, e con un nuovo quinquennio davanti, sento di poter dispensare un consiglio spassionato: tenetevi alla larga da qualsivoglia centro commerciale, cartoleria o negozio specializzato, perché io lo so quanto sia difficile resistere alla tentazione di approfittare delle imperdibili offerte sui prodotti scolastici. Ancora me la ricordo la scorta di quadernoni a righe e a quadretti per la I elementare del primogenito… Peccato che fino all’Epifania i bambini abbiano utilizzato i quadernoni a quadretti grandi da 1 cm!

venerdì 18 luglio 2014

Ridere a crepapelle e #bacialautista


Fai giusto in tempo a tornare dalla vacanza al mare (e che vacanza! e che mare!) che ti ritrovi seduta a un tavolo di una delle più note bisteccherie di San Giovanni a Roma (il fatto che tu non l’avessi sentita nominare fino a quel momento è solo un trascurabilissimo dettaglio), in compagnia delle tue amiche romane. Quelle con cui non ti limiti a interagire virtualmente, 7 giorni su 7 su tutti i social possibili e immaginabili; quelle con cui la sola idea di trascorrere qualche ora ti mette l’allegria e il buonumore.

Così lunedì scorso, tra una lavatrice e un giro al supermercato (giusto per ripristinare il livello minimo della dispensa), mentre (tanto per cambiare) ero in macchina, sul cellulare hanno iniziato a trillare le notifiche di millemila messaggi. Che tentazione di afferrare il telefono, noncurante di es sere lanciata a 60kh/h sul viadotto che mi avrebbe riportata a casa. Invece ho saputo resistere perché una testa sulle spalle ce l’ho ancora, grazie a Dio. Ma non dirò che, scimmia come sono, abbia aspettato di aver sistemato tutta la spesa prima di leggere i messaggi sul telefono perché, tanto, non ci crederebbe nessuno. Infatti, ero ancora in ascensore e già prendevo accordi per la serata.

giovedì 26 giugno 2014

Che lavoro fai, mamma?


Un paio di settimane fa, sono stata in classe di Michela perché, per tradizione, i genitori dei bambini dell’ultimo anno della materna sono invitati a raccontare il loro lavoro.
Non avendo partecipato quando, ai tempi di Tommaso, lavoravo in Telecom Italia, figuriamoci se pensavo di propormi quest’anno, che ancora non ho deciso cosa fare da grande… Ma Michela, a differenza del fratello, ha talmente insistito che non ho avuto il coraggio di dirle di no.

E mo? Ho pensato… che lavoro faccio, io? Sarebbe stato facile parlare del mio lavoro ai tempi di Telecom Italia. Triste e grigio, ma facile. Già più complicato all’epoca di Bio’n’Happy, la società di produzione e vendita di pannolini lavabili e prodotti per l’infanzia che ho contribuito a creare ma di cui, già da un paio d’anni, non faccio più parte. Ma adesso? Adesso che non sono (e non mi sento) né carne né pesce, che lavoro faccio?!

Così, per prepararmi ad affrontare 25 microindividui, di età compresa tra i 3 e i 6 anni (più 3 che 6!), ho iniziato a riflettere alle mille parti in commedia che faccio quotidianamente, e mi sono soffermata su quella che mi piace e mi appassiona di più (No, non ci provate: la mamma non è un lavoro! Io non conosco una donna che farebbe la mamma per denaro!!).

lunedì 23 giugno 2014

Io, Dyson e le #sfidedysoniane



DYSON ANIMALPRO - Del Dyson DC62 animalpro ne avevo già parlato qualche tempo fa, ma quello che ancora non avevo detto (fondamentalmente perché non era ancora successo) è che lo staff di The Talking Village ha portato me (e altre blogger provenienti da ogni dove) in gita in quel di Milano, alla sede di Dyson Italia.

DYSON ITALIA - No, ahimé, non ho visitato la fabbrica dove tutte le cose prendono vita ma, direttamente dall’Inghilterra, è venuto per noi un ingegnere progettista che, con un entusiasmo a dir poco contagioso, ci ha raccontato con quanta cura e con quanta attenzione realizzino le loro macchine, lassù oltre Manica; quanti esperimenti, quanti tentativi e quante simulazioni siano necessari prima di poter avviare il processo della produzione. Nessuno di noi, ad esempio, sospettava che, avendo così tanto a cuore l’eliminazione di acari batteri e allergeni, in Dyson avessero un laboratorio interno, in cui questi microorganismi vengono allevati, nutriti, studiati e… ahiloro, aspirati!
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