mercoledì 15 maggio 2013

Si fa presto a dire sola



Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che, come non c’è mai fine al peggio, non c’è limite neanche al bene.

Per la festa della Comunione di Francesco, tra le tante cose da fare c’era, ovviamente, l’allestimento della location, ovvero rinfrescare, sistemare e addobbare il Cucuzzolo. Era tutto calcolato, avevamo tutto organizzato. Esattamente una settimana prima sarei andata, accompagnata da un valido aiuto, a raddrizzare cornici, sprimacciare cuscini e a rastrellare le foglie in giardino.

Ma qualcosa doveva andare storto. Così, all’ultimo minuto, invece di partire in compagnia, mi sono ritrovata in macchina da sola (con lui), sotto una pioggerellina fina fina fina, buona solo a far salire l’ansia e il nervoso, alla volta della location delle feste.
Mentre guidavo mi ripetevo che, il giorno dopo, guidando in direzione opposta, mi sarei sentita più forte, per aver superato una giornata come quella.

Lasciamo perdere l’arrivo a casa, sotto la stessa pioggerellina fina fina fina, e lasciamo perdere l’ora e mezza persa dietro all’idraulico (prima ad aspettarlo poi a guardarlo lavorare) perché non arrivava l’acqua dentro casa.

Con la luce del giorno, i rumori della strada in lontananza, qualche sporadica macchina che s’avventurava sopra l’altopiano, sono andata e venuta dentro e fuori, sopra e sotto; spolverando e togliendo suppellettili.
Con il calare della sera ho iniziato a sentire il silenzio. Contrariamente a tutto quello che avessi pensato fino a quel momento, per quanto insieme al buio stesse scendendo anche un filino di paura per essere sola lassù, non ho provato l’istinto irrefrenabile di chiudere tutto, montare in macchina e tornare a Roma.

Però quattro chiacchiere le avrei scambiate volentieri con un’amica… E in situazioni come queste che succede se chiami un’amica? Nel 99% dei casi ti fai una di quelle telefonate chilometriche, chiacchierando, scherzando e ridendo, fino a ché la stanchezza ti spinge a riagganciare e a sprofondare in uno di quei sonni che ti fanno scordare perfino la tua data di nascita fino alla mattina dopo, figuriamoci se hai tempo di pensare che sei in Cucuzzolandia da sola, con al massimo un paio di mucche che vengono a cenare con la tua siepe. Nell’altro 1% dei casi non fai neanche in tempo a dire dove sei e con chi non sei, che la tua amica è già salita in macchina e dopo un’ora te la vedi comparire sul cancello con un litro di latte, le ciambelline al vino e le patatine per fare l’aperitivo col Berlucchi… alle dieci di sera.

Il giorno dopo, guidando in direzione opposta, mi sono sentita più forte, ma di quella forza che solo l’amicizia sa dare.

5 commenti:

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