martedì 8 aprile 2014

Adolescenza, ci siamo!


In questi mesi non ho fatto che prendere le misure (in lungo e in largo) della tanto temuta adolescenza.

L’adolescenza è come un parto, un’onda anomala, il peggiore dei cataclismi, che tu sai che arriverà, che nulla potrai mettere in campo per impedirlo ma non ti resterà altro che farti travolgere, sperando che passi il prima possibile.

Guardo avanti e vedo le (poche) amiche con i figli più grandi dei miei affrontare situazioni che per me sono ancora lontane…
Guardo indietro e vedo le (tante) amiche con i figli più piccoli dei miei affrontare situazioni che per me sono finalmente lontane…  (che poi, si fa presto a dire lontane).
Però è vero, non sarà bello, ma è vero: basta che il primo figlio varchi la soglia di un cambiamento epocale che, anche se negli anni hai procreato un’intera squadra di calcio, riserve comprese, guardi tutto da una nuova prospettiva. Quanto meno quella della consapevolezza che prima o poi tutto passi e che ci sia una vita in fondo al tunnel. E, se da una parte dovrei sentirmi sollevata, dall’altra vengo sistematicamente pervasa da un profondo senso di nostalgia. Nostalgia per quando era tutto-solo-mio; nostalgia per quando era tutto-ancora-da-fare; nostalgia per quando era tutto-una-scoperta.

Ma il tempo passa e i figli crescono.
Punto.

Lo so bene che il peggio debba ancora arrivare, che le contestazioni, le ribellioni, i rifiuti di adesso non sono nulla in confronto a quello che sarà, ma sotto sotto io nutro la speranza che, a furia di aspettare questo peggio, alla fine la realtà sarà meno drammatica di quanto immaginato, ma qui tocca mettere in atto strategie di sopravvivenza. E per sopravvivenza non intendo dire guardare le sue gambe impelarsi, il viso imbrufolarsi, la voce incavernirsi e credere che sia tutta colpa della tua imminente presbiopia.

La prima cosa da fare è ammettere che l’infanzia abbia ceduto il passo all’adolescenza e un attimo dopo bisogna cercare di non rimanere fuori dal loro nuovo, meraviglioso mondo. E non vale rievocare a ogni pie’ sospinto le nostre bravate adolescenziali: agli occhi dei nostri figli, noi saremo sempre dei tyrannus saurus rex!

Se c’è una cosa che ho imparato da mia madre, è stata quella di parlare. 

Parlare sempre. Parlare di tutto. Parlare per raccontare, parlare per condividere, parlare per insegnare, parlare per educare, parlare per rimproverare.
A qualsiasi livello, mantenere vivo il dialogo è fondamentale!

Invece, ieri mattina credo proprio di aver inferto ai miei ragazzi la peggiore delle punizioni, il silenzio.
Siamo usciti di casa in fortissimo ritardo rispetto all’orario scolastico, grazie al contributo di ognuno dei tre. Ero talmente arrabbiata, ma talmente arrabbiata che ho chiuso la porta di casa con un minaccioso “in macchina facciamo i conti”. Invece in macchina non ho aperto bocca, ed è stato il rimprovero più efficace degli ultimi due anni.

E ogni volta che per casa si illuminano i led “adolescenza!” “adolescenza!” “adolescenza!” il mio pensiero corre a mia mamma e a tutte le cose che avrei voluto chiederle.


Avrei voluto chiederle come abbia fatto a sopportarmi in certi momenti.
Avrei voluto chiederle come abbia fatto a non sbattermi al muro tutti i giorni, più volte al giorno.
Avrei voluto chiederle come abbia fatto ad accettare che io stessi crescendo.
E soprattutto, avrei voluto chiederle come abbia fatto a lasciarmi andare per la mia strada.

2 commenti:

  1. Benvenuta nella navigazione a vista!
    Credo che ognuno si esprima con i propri figli anche per il vissuto che si porta dentro.
    Incontro mio figlio quando nel dialogo sono la mamma, senza dimenticare che sono stata adolescente.
    E noi, la vita ai nostri genitori l'abbiamo parecchio ingarbugliata...

    L'adolescenza... attendo con ansia di leggerti ancora sul tema.
    anto




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    Risposte
    1. Navigo molto a vista, talvolta brancolo nel buio ma ce la faccio, uhhhhh se ce la faccio!
      Sul tema continuerò a scriverne... a fiumi!!

      Elimina

Se mi commenti, io sono contenta!

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